Laboratorio Sociale 18 Gennaio 2019

Laboratorio sociale 1/1

IRES E AGEVOLAZIONI AL TERZO SETTORE

La legge di stabilità ha abrogato la disposizione agevolativa. Una misura che ha provocato la reazione del mondo no profit per il raddoppio della tassazione. Alcune implicazioni anche a livello europeo rendono comunque complicato un ritorno al regime agevolato ventilato dal Governo.

Il terzo settore costituisce un altro ambito rispetto allo Stato e alla pubblica amministrazione (primo settore) e al mercato e imprese (secondo settore).

Il significato di terzo settore è lo stesso di ciò che viene indicato come no profit. Al terzo settore appartengono gli enti che non perseguono scopi di lucro. Il mondo no profit viene a rapportarsi al principio di sussidiarietà (art.118 della costituzione) per il quale lo Stato e gli altri enti pubblici favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, nell’ambito di finalità civiche o di utilità sociale.

Questi enti beneficiano di esenzioni o agevolazioni fiscali. In particolare le associazioni con ricavi inferiori a 250.000 euro possono avere una tassazione agevolata calcolando il proprio reddito in modo forfettario applicando l’aliquota del 3% ai ricavi, utilizzando la legge 398 del 1991. Per le Onlus il D.Lgs 460 del 1997 prevede la detassazione per le attività statutarie e le attività commerciali connesse nei limiti del 66% delle spese complessive dell’ente.

Il T.U.I.R., e in particolare l’articolo 148, non considera attività commerciale e quindi prevede la detassazione per tutte le attività svolte a favore degli associati in conformità alle finalità istituzionali. Inoltre, nel nostro ordinamento tributario esiste l’articolo 6 del DPR 601 del 1973 che prevede l’applicazione dell’Ires (Imposta sul reddito delle società) nella misura ridotta del 12% anziché del 24% per gli enti operanti nel settore di interesse generale quali assistenza, sanità, beneficenza e ricerca.

Detta tassazione viene applicata sui redditi fondiari, cioè la rendita catastale degli immobili utilizzati per l’attività istituzionale e sugli affitti oltre che sull’utile risultante dal bilancio e i redditi di capitale. Di conseguenza una tassazione che riguarda solo enti che possiedono immobili o utili rilevanti per i quali non è possibile utilizzare le norme agevolanti indicate prima.

La legge di stabilità ha abrogato questa disposizione agevolativa reintroducendo la tassazione al 24%. Una misura che ha provocato da subito la reazione del mondo no profit per il raddoppio della tassazione su attività agevolate proprio in relazione alla loro indubbia rilevanza per la collettività con un aggravio fiscale che ricadrebbe non solo sugli enti ma anche sugli utenti finali dei servizi.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel tradizionale discorso di fine anno, ha definito la “tassa sulla bontà” una misura che dovrebbe essere oggetto di correzione nei primi provvedimenti di inizio anno. Tuttavia l’abolizione dell’Ires agevolata, che in termini monetari ammonta a 118 milioni per il 2019, è stata inserita nell’Emendamento Europa, cioè fra quelle misure necessarie per fare quadrare i saldi e che quindi occorrerebbe trovare altre forme di copertura.

In secondo luogo l’abrogazione chiude un contenzioso con la Commissione Europea che aveva formalmente chiesto all’Italia di togliere l’agevolazione già otto anni fa.

Di conseguenza un ripristino del regime di maggior favore dovrà fare i conti con la Commissione Europea.

Da ultimo la Riforma del Terzo Settore ha rinviato la disapplicazione dell’Ires dimezzata alla piena operatività del Registro Unico Nazionale e alla contestuale approvazione da parte dell’Europa della possibilità di determinare il reddito in modo forfettario, in altri termini una sorta di compensazione al raddoppio dell’Ires.

Pertanto, a mio parere, nonostante le garanzie del Governo di approvare un decreto imminente in cui inserire la disapplicazione del raddoppio dell’Ires, credo ci siano ostacoli e interventi legislativi già approvati che sono in contrasto con le promesse che il Governo ha fatto agli enti no profit subito dopo l’approvazione del raddoppio dell’Ires.

Caro Rodi, presidente ACLI SERVICE COMO srl