Laboratorio Sociale 2 Ottobre 2018

Laboratorio sociale 1/10

DA PERUGIA AD ASSISI PER RIAFFERMARE LE RAGIONI DELLA PACE

E’ necessario “rimettersi in cammino” metaforicamente ed anche realmente, per superare la rassegnazione e costruire un mondo sulla via della pace, perché come affermò Aldo Capitini: “…la pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti…”.

Fu per impulso di Aldo Capitini che il 24 settembre 1961 si svolse la prima “marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli”, che si snodò attraverso la campagna che andava da Perugia verso Assisi, e che è diventata successivamente uno degli eventi più importanti del movimento pacifista italiano. La figura del filosofo perugino si collocava nel solco di quei pensatori teorici della nonviolenza, che hanno immaginato con largo anticipo un metodo di azione politica ed una cultura democratica che riuscisse a costituire un punto di vista nella società, grazie appunto alle pratiche pacifiste.

Rileggendo oggi gli scritti di Capitini emerge vivida la sua eredità che è ancora moderna, giacché i conflitti e la violenza in generale non risolvono le contese neanche nel terzo millennio. Capitini fondò anche il Movimento Nonviolento, cioè un’associazione che si muoveva sul solco tracciato in precedenza da Gandhi, lavorando per la rimozione della violenza ad ogni livello sia locale, che nazionale, od internazionale.  Secondo il M.N. la politica doveva farsi promotrice di forme di partecipazione “dal basso” alla vita pubblica e di sviluppo armonico per il raggiungimento del bene comune, mentre il ripudio della guerra era integrale, così come il sostegno per il disarmo unilaterale. Nell’occasione della prima marcia venne utilizzata la “bandiera arcobaleno” quale vessillo pacifista, peraltro la stessa era già stata adottata da Bertrand Russel in alcune campagne in terra di Inghilterra, alle quali Capitini si era ispirato per la sua iniziativa in Umbria.

Dalla metà degli anni ottanta in poi l’organizzazione fu posta in capo alla Tavola della Pace, mentre in origine era stato invece il M.N. ad occuparsi delle prime marce.  In quell’anno, nel 1961, ad Assisi giunsero in corteo personalità come Italo Calvino, Ernesto Rossi, Renato Guttuso solo per citarne alcune, dimostrando che la nonviolenza non era una accettazione passiva dello status quo, ma una forma di attivismo che utilizzava un metodo diverso per manifestare, fatto di disobbedienza, di denuncia, di non collaborazione.  Nell’intitolazione delle marce che si sono succedute nel tempo sono evidenti i temi ricorsivi: l’opposizione ad ogni genere di conflitti, anche a quelli mascherati da inesistenti operazioni umanitarie, contro il riarmo, di sostegno alle Nazioni Unite, per i diritti umani, per la pace e la fratellanza dei popoli, per superare la rassegnazione e l’indifferenza. La stessa marcia, con qualche debita eccezione, assunse la cadenza bi-triennale cercando di sottrarsi all’ingabbiamento dentro ad uno stanco rituale, ed è giunta così all’attualità alla 23° edizione.  Nel corso del tempo hanno aderito a questa manifestazione diverse sigle sindacali, il mondo variegato dell’associazionismo, moltissimi enti locali, e taluni ambiti politici, anche se tale evento ha difeso sempre strenuamente la sua autonomia, ma soprattutto tantissimi semplici cittadini.

La Perugia-Assisi ha coinvolto i mondi laici con quelli religiosi, così come lungo il suo percorso si sono mescolate storie e culture diverse, poiché il camminare insieme per la nonviolenza è sempre stato il collante che ha unito quei variopinti mondi.  Si è ritagliata col passare degli anni uno spazio partecipato dove le persone potevano esprimere la propria opinione simbolicamente camminando, in un clima festoso così lontano da quel degrado a cui la politica ci ha spesso abituato, dando peraltro visibilità ad un movimento racchiuso normalmente in un cono d’ombra.  Il “miracolo” della marcia sembra perpetuarsi ad ogni edizione: l’educazione “dal basso” ha concorso a formare le moltissime persone che vi hanno partecipato; essa resta un insostituibile appuntamento che ha contribuito in oltre mezzo secolo di vita a mantenere alta in Italia l’attenzione verso la tematica della nonviolenza, altrimenti relegata ad ambiti ristretti.  Esistono questioni dove l’atteggiamento nonviolento può (e deve) ancora dire la sua, che non sono soltanto quelli che storicamente sono stati oggetto di attenzione: la gestione delle risorse locali, l’immigrazione ed i temi ambientali ad esempio.  Rispettare se stessi, rispettare le altre persone, rispettare il nostro pianeta, queste in sintesi potrebbero essere alcune coordinate di un atteggiamento nonviolento da coltivare, con lo studio e con la partecipazione attiva a dinamiche sociali in gruppi che abbiano la nonviolenza appunto come motivo fondante.  Quindi è necessario “rimettersi in cammino” metaforicamente ed anche realmente, partendo dai giardini del Frontone di Perugia fino alla Rocca di Assisi, per superare la rassegnazione e costruire un mondo sulla via della pace, perché come affermò Aldo Capitini in quella prima storica marcia di inizio degli anni sessanta del secolo scorso: “…la pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti…”.

L’appello degli organizzatori per la prossima edizione straordinaria invita a rimettersi in cammino sulla via della pace, “… insieme sulla strada che rigenera fiducia, speranza e volontà di cambiamento e… domenica 7 ottobre 2018, a settant’anni dalla firma della Dichiarazione Universale dei diritti umani, a cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, a cinquant’anni dalla scomparsa di Aldo Capitini ci diamo appuntamento lungo la strada che conduce da Perugia ad Assisi. Non per fare una nuova marcia per la pace. Ma per ritrovarci e fare insieme, con te e tanti altri, un altro piccolo tratto della lunga marcia della pace e della fraternità che ci vede impegnati tutti i giorni…”.

Andrea Rinaldo, consigliere provinciale ACLI COMO

http://www.perlapace.it/wp-content/uploads/2018/08/APPELLO.pdf