Laboratorio Sociale 15 Febbraio 2019

Laboratorio sociale 1/2

L’ AMBIENTE COME STRUMENTO DI PACE

Le tematiche ecologiche sono uno strumento di pace nella misura in cui si possono identificare nuovi modelli sostenibili condivisi per l’umanità, poiché vi è una correlazione dinamica tra i fattori dello sviluppo, l’ambiente, i diritti umani nonché la pace e la stabilità. 

Il mondo del volontariato della provincia di Como ha “fatto rete” e si attivato ben oltre i tradizionali appuntamenti previsti per l’inizio d’anno, costruendo così uno straordinario e ben più ricco “Mese della Pace”, che è stato in grado di coinvolgere tantissime persone nonché territori diversi, attorno ai temi chiave dell’accoglienza, dei giovani, del lavoro, della pace e dei diritti, della salute, del dialogo tra le religioni, dell’ambiente.

Il tema della pace è trasversale e coinvolge gli stili di vita, i paradigmi economico-sociali, le questioni ambientali che ormai non possono più essere considerate come secondarie, anzi le stesse semmai rappresentano un punto di vista da cui guardare alla realtà.

“…Se tutto uno stile di vita (consumi, produzioni: trasporti, energia, banche…) nel quale siamo largamente coinvolti, per potersi perpetuare ha bisogno di condizioni assai ingiuste che regolano le relazioni tra i popoli e con la natura, e contengono dunque delle spinte immanenti alla guerra, bisognerà intervenire “a monte” e mettere in questione la nostra partecipazione (anche individuale) a un “ordine” economico, politico, sociale, ecologico e culturale che rende necessarie le guerre che lo sostengono…”[1]

Queste così attuali asserzioni risalgono però al 1991 e sono state pubblicate su “Terra Nuova Forum” a Roma, il loro autore era Alexander Langer, uno dei grandi maestri dell’ecologismo ed anche un unicum nel panorama politico italiano.  Langer ha incarnato l’esperienza ambientalista in modo totale, assumendo con largo anticipo quella “ecologia umana integrale” evidenziata come paradigma di giustizia dall’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco, giacché il pontefice ha ricondotto la cura della “casa comune”, della nostra Terra ad una dimensione complessiva di “ecologia integrale”, che abbraccia nello stesso tempo le questioni ambientali, con quelle economiche e sociali, influendo di conseguenza sulla quotidianità della vita di ogni uomo e donna.

La grande intuizione di Alex Langer fu forse quella di avere percepito la trasversalità della questione ecologica, avanzando una “proposta verde” che era in prima battuta un giudizio critico sulla civiltà dei consumi, e che costruiva però dei “ponti” e non degli “steccati”, insomma indubbiamente la sua vita è stata un eloquente esempio proprio di quella “buona politica (che) è al servizio della pace”.

Nella temperie attuale dominata dagli effetti ambivalenti della cosiddetta “globalizzazione” argomentare sul concetto di “sviluppo sostenibile” è diventato ormai imprescindibile ed è una modalità per affrontare appunto il tema assai complesso della pace. Anche se ci si riferisce principalmente alla parte del mondo più industrializzata, la quale numericamente rappresenta un segmento ridotto del genere umano, mentre una fetta consistente si sta ancora dibattendo con le più prosaiche questioni della sopravvivenza: i massicci fenomeni migratori in atto sono la cartina di tornasole degli squilibri planetari causati spesso da “economie di rapina” e dalle conseguenti devastanti perturbazioni ambientali; così le disparità sociali e l’inquinamento si tengono insieme, generando un sistema che riduce ogni forma di biodiversità, anche quella umana.

Le tematiche ecologiche sono quindi uno strumento di pace nella misura in cui si possono identificare nuovi modelli sostenibili condivisi per l’umanità, poiché vi è una correlazione dinamica tra i fattori dello sviluppo, l’ambiente, i diritti umani nonché la pace e la stabilità.

Il degrado del nostro pianeta mina alla base la coesione delle comunità, specialmente di quelle ancora rurali o comunque meno solide, e ciò si ripercuote successivamente sulle aree urbane, generando insicurezza, conflittualità, spinte verso i movimenti forzati delle popolazioni.

Una società che in funzione del proprio tornaconto ritiene accettabile l’ammorbamento dell’aria, l’avvelenamento dell’acqua, il cambiamento climatico, la distruzione sistematica della natura è normalmente anche intollerante verso le persone, specialmente le più indifese, ed è orientata a fare con costanza “parti eguali tra diseguali”: cioè a perpetuare l’ingiustizia, a considerare come elementi di normalità il degrado dell’ambiente e quello delle relazioni umane.

La marcia comasca a conclusione del Mese della Pace è terminata davanti al memoriale dedicato alla Resistenza Europea, ammonimento contro il nazismo, il fascismo, la xenofobia, posto davanti ad una delle meraviglie di questa città: il suo splendido lago.

La bellezza circonda così quel monumento che invita a meditare su ciò che di tremendo ha potuto e può ancora fare l’uomo, ma anche sul riscatto che i Resistenti Europei sono stati capaci di mettere in campo, per ridare ai cittadini libertà e pace.

Per loro e per le generazioni future abbiamo il compito di custodire questi luoghi incantevoli. Ma le azioni di preservazione sono possibili soltanto se vanno di pari passo con il miglioramento delle condizioni generali di giustizia sociale, sono due facce della stessa medaglia; se sono orientate nella ricerca costante di un diverso e più equo sistema organizzativo, che trova fondamento nella salvaguardia dei valori umani ed ambientali, anzi proprio dentro la loro promozione.

Andrea Rinaldo, Consigliere Provinciale ACLI Como

[1]     Fonte: http://www.alexanderlanger.org/it/147/437