Laboratorio Sociale 15 Febbraio 2019

Laboratorio sociale 1/2

UN TEMPO COMPLESSO E DIFFICILE

Il nostro è un tempo complesso e difficile. La fine del secondo decennio degli anni 2000 ci costringe ad affrontare problemi nuovi o che pensavamo di aver definitivamente superato.

Pensavamo, noi adulti, di aver archiviato definitivamente il Novecento, con i suoi grandi successi e le sue immani tragedie, e di poterci avviare verso giorni nuovi, di pace e di crescita per tutti, invece… Invece sembra di essere ritornati improvvisamente e brutalmente al 1919. All’anno della pace vendicativa e rancorosa. All’incubatore di nuove drammatiche esperienze.

Come allora c’è una sorta di “vittoria mutilata”. Avevamo atteso gli anni 2000 con grandi aspettative, ma ormai da 11 anni questo secolo nuovo ci delude. O almeno: percepiamo che ha premiato pochi ed ha deluso molti. Allora per dare una risposta alla speranza delusa, la via spesso più semplice è quella della ricerca del colpevole. Anzi di due colpevoli: le élite del passato e gli “altri”, i diversi, gli intrusi. Gli indesiderati.

Un corto circuito che ritiene di poter sciogliere i nodi della complessità del mondo d’oggi… con un rullo compressore ed una escavatrice. Schiacciando e spingendo fuori. Ai tempi dell’intelligenza artificiale, ci si riduce ad utilizzare la forza bruta e la fisicità della meccanica.

Si ritorna all’uomo primordiale, alle orde ed alle tribù, all’uso dei meccanismi automatici di difesa, all’attacco e/o alla fuga. Ma, si intende, meglio l’attacco.

La novità e l’incertezza producono paura, la paura diventa rancore, il rancore diventa odio, l’odio crea la violenza, la violenza risolve il problema. Ma è vero? Fabrizio ci ha lasciato una descrizione di questo momento ne “La guerra di Piero”. L’uomo “che marciava con l’anima in spalle”, e ne vede un altro “che aveva lo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore”.

E non c’è speranza nella violenza prodotta dalla paura. Alla fine entrambi cadono è c’è solo la pietà della natura ad accoglierli. E’ la conclusione del poeta: “dormi sepolto in un campo di grano” vegliato da “mille papaveri rossi”.

Non è una soluzione la violenza, da ogni parte giunga. Distrugge, semplicemente, le basi della convivenza.

A metà del secolo scorso, dopo 40 anni di violenza e morti nella civile Europa, i popoli europei (popoli veri, sofferenti, diversi per lingua e cultura, usciti malridotti dalla guerra) decisero che era venuto il momento di darsi nuove regole e nuove istituzioni. Per costruire un futuro di pace. Il nuovo momento fondativo fu, nel nostro Paese, l’Assemblea Costituente e l’approvazione di una Costituzione che rifiutava la guerra e la dittatura e sostituiva la centralità (e l’oppressione) dello Stato con il primato della persona. Di ogni membro della comunità civile. Al di là di ogni razza, cultura, fede religiosa, appartenenza sociale.

Ogni persona è al centro del Patto fondativo della nostra comunità. Fu una scelta coraggiosa e saggia. Che ci indica ancor oggi le strade e gli strumenti per affrontare i problemi anche di questo secolo nuovo. Altre non ce ne sono. O non sono accettabili.

Beppe Livio, ex presidente provinciale ACLI COMO