Laboratorio Sociale 17 Aprile 2019

Laboratorio sociale n.4 aprile 2019

QUEL VOTO UTILE PER L’EUROPA

La dimensione europea appare evidentemente come quella più idonea per affrontare le urgenti questioni ambientali, rispetto alle quali le azioni intraprese dai singoli Stati non risultano più sufficienti.

L’elezione per il Parlamento Europeo che in Italia si svolgerà domenica 26 maggio, sarà certamente dirimente: beninteso qualsiasi maggioranza uscirà dalle urne non causerà una “biblica invasione di cavallette”, tuttavia con ogni probabilità sarà ricordata come una delle più importanti di sempre poiché determinerà la direzione politica che prenderà la U.E. negli anni a venire.

Basterebbe soltanto la costatazione di chiara evidenza di più di 70 anni di pace per evidenziare il fatto che l’intuizione politica della Unione Europea come entità internazionale ha garantito per i suoi membri un lungo periodo di benessere, di crescita economica, di sviluppo scientifico e tecnologico.  Non a caso nel 2012 la U.E. è stata insignita del premio Nobel per la pace.

Invece a qualche decennio di distanza dal trattato di Roma e da quello di Maastrict, il vecchio sogno di Altiero Spinelli – di quelli del “Manifesto di Ventotene” per intenderci – e di Alcide De Gasperi di una Unione Europea come il primo passo verso un governo mondiale, sembra allontanarsi.  Spinte sovraniste, isolazioniste, protezioniste minano dalle fondamenta quel progetto, che è innanzitutto un’Europa dei popoli prima che un’organizzazione economica, e che quindi dipende fondamentalmente dal livello di condivisione dei cittadini che ne fanno parte.

E’ chiaro anche che una siffatta condizione non si può soltanto indurre dall’alto come una “fusione a freddo”, insomma costruendo un prodotto di laboratorio: deve provenire “dal basso”, dai cittadini.  E’ probabilmente anche attorno al tema del lavoro che va ricercato quel comune sentire che può costruire un nuovo progetto di Europa.  Tuttavia seminando bene gli effetti di una tale visione si potranno misurare soltanto dopo parecchi anni.   Le ormai numerose “generazioni Erasmus”, la mobilità dei giovani, gli eventuali stage lavorativi in Paesi U.E. diversi da quello di nascita, una migliore conoscenza delle lingue, muovono certamente in questa direzione. In senso opposto dirige invece la Brexit, le chiusure nazionaliste e conservatrici di certi Paesi, l’esasperata austerity imposta ad alcune altre nazioni, l’euro-scetticismo che matura come frutto acido all’interno di partiti marcatamente ad impronta populista.

Tra gli argomenti oggetto di dibattito su cui è impostata la campagna elettorale – peraltro abbastanza diversificati negli Stati membri – spicca in Italia quello dell’immigrazione che spaventa e preoccupa i cittadini del Belpaese.  E’ certamente un tema caldo, che si acuisce ancora di più con l’arrivo della bella stagione e quindi degli espatrianti che vorrebbero approdare sulle nostre coste; mentre è ancora ben udibile l’eco delle accuse lanciate da più parti sul mancato sostegno da parte degli organismi europei.

Il fenomeno delle migrazioni è presentato da alcuni politicamente parlando, in modo che possa essere percepito come un’allarmante emergenza, anche se i dati numerici – con riferimento proprio al caso italiano – appaiono innegabilmente contenuti.  Tuttavia prevale la “percezione del problema” e non la sua consistenza effettiva, e di questo meccanismo psicologico le forze politiche in campo sono ben consapevoli.

Se però ci si sposta dall’Italia oltre la cortina delle Alpi, i Paesi nordici hanno indicato il tema del cambiamento climatico come la problematica più importante da discutere nel prossimo Europarlamento.[1] Così come la difesa dell’ambiente e dello stato di diritto, la creazione di un’Europa più sociale e solidale, la lotta alla disoccupazione giovanile, sono per moltissimi altri nostri concittadini europei le questioni più urgenti, per la loro pregnanza e per le implicazioni che le decisioni in merito avranno successivamente nei singoli Stati membri.

Con riferimento alla crisi ecologica in atto e alle politiche per il clima, grande interesse (e speranze) ha suscitato l’iniziativa del 15 marzo scorso, che ha coinvolto decine di migliaia di studenti in diverse parti del mondo, i quali hanno dato vita al “venerdì per il futuro” (o “sciopero scolastico per il clima”), una manifestazione organizzata per chiedere ai governi provvedimenti più incisivi per contrastare il cambiamento climatico ed il riscaldamento globale, ispirata dalla precedente protesta della giovane studentessa svedese Greta Thunberg.

La dimensione europea appare evidentemente come quella più idonea per affrontare le urgenti questioni ambientali, rispetto alle quali le azioni intraprese dai singoli Stati non risultano più sufficienti; peraltro le stesse non sono da considerare come un ambito specialistico dato il loro carattere strutturale, giacché implicano un serio ripensamento sul modello di sviluppo.

E su questo versante si sconta anche la dicotomia trasversale con riferimento alle due visioni prevalenti circa le istituzioni del Vecchio Continente:  quella che in sintesi vorrebbe “meno Europa” e l’altra invece che ripone fiducia in una organizzazione internazionale politica ed economica di carattere sovranazionale, che comprende ad oggi 28 paesi membri indipendenti e democratici. Le “famiglie politiche” di diverso orientamento rappresentate al Parlamento Europeo hanno programmi soltanto in parte comuni sui temi cruciali dello sviluppo sostenibile, dei cambiamenti climatici, dell’energia e dei trasporti:  pertanto il voto di ciascun elettore “pesa” parecchio.

L’auspicio è che vi sia accanto ad un progressivo processo di rinnovamento e completamento delle istituzioni comunitarie, operazione che è necessaria per risultare in sintonia con l’evoluzione dei diversi sistemi sociali, anche quello che le richieste provenienti dalle compagini forse più giovani e certamente più sensibili – tuttavia non soltanto con riferimento esclusivo ad esse – trovino nei programmi dei partiti politici quella adeguata rappresentatività che il cittadino contemporaneo si aspetta. Quest’ultima sì, si trasformerebbe poi in un voto certamente utile per l’Europa ed anche per il mondo intero.

Andrea Rinaldo, Consigliere provinciale ACLI Como

[1]https://yourvotematters.eu/de/main-post/quali-sono-i-temi-prioritari-alle-prossime-elezioni-europee