Laboratorio Sociale 22 Novembre 2018

Laboratorio sociale 2/11

DECRETO LEGGE SICUREZZA E IMMIGRAZIONE: IL PUNTO DI VISTA DEI NOSTRI OPERATORI

I richiedenti protezione internazionale per noi sono persone che necessitano, in una fase particolare della loro vita, del nostro apporto professionale, per apprendere ciò di cui hanno bisogno per intraprendere un percorso di vita soddisfacente ed integrarsi nel miglior modo possibile con la comunità di cui fanno parte.

All’interno del sistema delle organizzazioni che fanno parte delle Acli Como, ci occupiamo da anni di accoglienza ai richiedenti protezione internazionale. Lo facciamo attraverso la stretta collaborazione tra due realtà che riteniamo fondamentali per la cura e l’assistenza alle persone con difficoltà: la Cooperativa Acli Solidarietà e Servizi e la Cooperativa Questa Generazione. Le due Cooperative gestiscono, per scelta, un limitato numero di accolti, meno di 50, che risiedono sia in appartamenti che in una struttura di accoglienza, situati nel comune di Como e in comuni della Provincia.

Il presupposto del lavoro quotidiano dei nostri operatori sociali nasce dal fondamento della legge che ha istituito anche giuridicamente le Cooperative sociali, ovvero “Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini…”cit.art.1 legge 381 del 1991. Dunque i richiedenti protezione internazionale per noi sono persone che necessitano, in una fase particolare della loro vita, del nostro apporto professionale, per apprendere ciò di cui hanno bisogno per intraprendere un percorso di vita soddisfacente ed integrarsi nel miglior modo possibile con la comunità di cui fanno parte.

Ogni giorno seguiamo persone diverse, ma con lo stesso obiettivo, possiamo lavorare per richiedenti protezione internazionale ma anche per minori o famiglie italiane, insegnanti, giovani adulti che presentano necessità di diverso genere… oggi permetteteci però di soffermarci sui grossi interrogativi che il recente “Decreto Legge Sicurezza e Immigrazione” sta generando in ognuno di noi per quanto riguarda il peculiare intervento rivolto ai richiedenti protezione internazionale.

Ci sentiamo di esprimere grande preoccupazione in merito al fatto che il Decreto mette seriamente a rischio la possibilità di generare, per le persone accolte, percorsi di integrazione all’interno della propria comunità di riferimento. Nel “senso comune” delle persone, rileviamo inoltre che il Decreto sta contribuendo a far percepire i richiedenti protezione internazionale di fatto più come un problema di ordine pubblico da contenere e risolvere che non come persone in temporanea condizione di fragilità da tutelare.

Al di là delle conseguenze della drastica riduzione delle possibilità di ottenere diritto di asilo per motivi umanitari, di cui è già stato ampiamente scritto, ci chiediamo come sarà possibile per noi operatori sociali continuare a contribuire al miglioramento delle condizioni di arrivo dei richiedenti, promuovendone percorsi di vita competenti e all’insegna della legalità,  se non verranno più resi possibili percorsi di apprendimento linguistico, di educazione civica, di orientamento scolastico e professionale.

Come potremo seguire con attenzione specifica le persone se di fatto, da un modello di accoglienza diffusa in appartamenti, peraltro largamente promosso e caldeggiato per mesi in provincia di Como, si passerà alla logica dei grossi centri di accoglienza con budget dedicato solo ai bisogni alimentari, igienici, sanitari e documentali?

Una gestione improntata in tal modo può certamente contribuire a creare maggiori possibilità di lavoro proprio da parte delle organizzazioni che non intendono certo il lavoro sociale come miglioramento delle condizioni delle persone e di conseguenza della società, bensì come ulteriore fonte di fatturato.

Gli effetti del decreto purtroppo già si vedono, anche se in anticipo rispetto alla vera e propria attuazione. Si colgono nella mentalità comune, nei discorsi quotidiani, negli atteggiamenti e purtroppo negli orientamenti di alcuni provvedimenti che vanno nella stessa direzione. Basti pensare ai limiti posti di recente ai richiedenti protezione internazionale per quanto riguarda il servizio civile.

Per far fronte a tale scenario al momento possiamo solo studiare il decreto, ciò che prevede e, attraverso i nostri sistemi di riferimento di secondo livello, stiamo facendo il possibile per informarci e trovare modalità di lavoro che non siano completamente snaturanti del nostro ruolo sociale, ma, se vogliamo essere lucidi, non possiamo non prendere atto che al momento le possibilità si stanno drasticamente riducendo.

Claudia Menoni, direttore e Sebastiano Snider, responsabile accoglienza richiedenti protezione internazionale Cooperativa Questa Generazione