Laboratorio Sociale 14 Dicembre 2018

Laboratorio sociale 3/12

LUCI DI COMO SULL’EMERGENZA FREDDO

C’è veramente da pensare a chi c’è dietro le luci della nostra città, non facciamoci abbagliare dai led o dai laser, le persone rimangono persone alla luce o al buio.

Nei weekend del mese di dicembre il centro è pieno di turisti, di traffico, di luci.

I “Balocchi” attraggono, giustamente, molte persone nella bella città, quest’anno ancora più bella per i giochi di luce che sembrano renderla più magica.

Ma dove ci rechiamo non ci sono luci, anzi stasera, domenica sera, sembra più buio del solito, non c’è la luna, i lampioni sembrano fiochi e le luci non ci sono in questa via che, nonostante tutto, è centrale per la città. Via Sirtori.

E’ qui che, da alcuni anni ad inizio dicembre, si apre il dormitorio notturno per i senza fissa dimora, organizzato dalla Rete dei Servizi per la Grave Marginalità di Como, promossa da soggetti formali e informali della città e della provincia.

A questo servizio anche le ACLI, con un gruppo di giovani, di oggi e di ieri, hanno deciso quest’anno di dare un formale contributo. E stasera ci siamo noi, a fare accoglienza.

La struttura è nel Centro Cardinal Ferrari, pertanto è ragionevole che il “padrone di casa” lo faccia Caritas, tanto è vero che questa sera, casualmente, ci troviamo in Via Sirtori con Roberto Bernasconi, responsabile Caritas diocesana.

Dopo averci mostrato il dormitorio interno, quello che alcuni di noi già conoscevano, con la camerata con oltre 30 letti per gli uomini e le stanze per le 8 donne, con i relativi servizi, gli spazi per le colazioni e l’accoglienza, ci porta a vedere l’altro dormitorio, la “tenda”, lo spazio allestito nel cortile ove in una tenda, ben montata e riscaldata, trovano posto altri 40 letti. A questo spazio si dedicano in modo particolare i volontari di Como Accoglie.

E’ stato veramente un peccato dovere utilizzare ancora una tenda per far dormire d’inverno delle persone, quando a poche centinaia di metri fino a qualche settimana fa c’era un campo attrezzato con container e servizi.

Qui le luci non sono sfavillanti, non ci sono giochi di luce pirotecnici, ci sono le lampade che illuminano decine di letti, ordinati e puliti, che attendono membra stanche in questa domenica in cui, fortunatamente, non ha piovuto o nevicato.

Ma fuori l’aria è pungente, ci saranno 5 o 6 gradi, e si sta bene all’interno, con sciarpa e cappotto. Dormire all’addiaccio non sarebbe piacevole, anche perché le nuove luci a basso consumo energetico delle luminarie scaldano poco.

Nel giro di poche ore arrivano gli “ospiti”. Li accogliamo con una parola sincera, un saluto discreto, uno sguardo aperto. Loro ci conoscono, anche se è la prima volta che ci vedono, sanno che non siamo lì per giudicarli, ma per dare loro una mano. C’è chi ha freddo, saluta di corsa e non vede l’ora di fare una doccia e mettersi sotto una coperta, chi si è scaldato con un po’ d’alcool di troppo ed è accompagnato al tavolo per un pit-stop di tè caldo. Chi saluta in inglese, chi in dialetto, del nord o del sud. Chi, dopo un po’ di ritrosia, si ferma e ti racconta la sua storia: spesso di anni di lavoro, di famiglia, di figli, e poi … quel black-out, quella sfortuna, quella scelta sbagliata.

Il lavoro non c’è più, la famiglia … i figli…. Non si sa se in certi casi è meglio ricordare o no.

Fuori, si esce fuori sotto un gazebo: qui le luci sono solo quelle delle sigarette, ma possono partire anche le scintille. Basta uno sguardo, una parola mal compresa, e si accendono discussioni accesissime, pensiamo di intervenire a placare gli animi, ma non serve. Le cose si sistemano, quasi sempre da sole. Pochi minuti dopo, chi ha urlato troppo, rientra, si scusa e va a dormire.

Le malattie, il lavoro che non c’è, la mamma che sta male, come fai ad intervenire chiedendo di non urlare a squarciagola?

Le luci delle camere alle ventidue si spengono, rimangono ai tavoli i giocatori di carte: ospiti e volontari in squadre miste e qui la storia è uguale a quella di mille bar: le carte non girano, loro avevano tutti i sette, il mio socio non mi segue, avete avuto un gran cu…ore.

Due hanno vinto, due hanno perso: fra poco due vanno a casa e due vanno a dormire in camerata.

Domattina ci si sveglia presto: le luci si accendono alle sei, alle sette dopo colazione, tutti fuori nella bella e fredda città, ma a quell’ora le luci dei Balocchi saranno spente e non illumineranno queste trenta, queste settanta persone che ripopoleranno le vie in cerca di fortuna.

Noi volontari dell’accoglienza ACLI stiamo per concludere il nostro primo servizio, poi nelle prossime settimane saremo di turno anche per dormire di notte con loro.

Siamo richiamati da un’ultima “emergenza”: un ragazzo si presenta senza tessera che autorizza al posto letto, parla italiano, dice non ha fatto tempo ad andare a Porta Aperta a farlo e ad arrivare prima perché lavora, in un ristorante del centro, aiuto cuoco o lavapiatti poco importa.

“Il contratto?” domandiamo “Arriverà” la risposta.

Non possiamo accoglierlo, non è nella lista. Lo accompagniamo alla tenda, poche ore prima l’abbiamo vista vuota. La tenda è … chiusa: svegliamo qualcuno che gentilmente ci dice che sono pieni, erano arrivati 4 ragazzi mezz’ora prima ed avevano occupato tutti i letti d’emergenza. Ora dormono tutti. Ringraziamo.

Torniamo nel dormitorio, R. C. dormirà nel letto d’emergenza di Emergenza Freddo, domani andrà a Porta Aperta e a lavorare.

Andiamo, non prima di ricevere la telefonata di un altro ospite che avvisa che arriverà tardi, chiede di attenderlo e di farlo entrare. E’ nella lista, è italiano, lavora in uno storico ristorante dei dintorni, stanotte si sdraierà nel dormitorio di Emergenza Freddo.

Quando arriverà, Via Sirtori sarà sempre buia, ma anche la Città dei Balocchi sarà spenta.

C’è veramente da pensare a chi c’è dietro le luci della nostra città, non facciamoci abbagliare dai led o dai laser, le persone rimangono persone alla luce o al buio.

Mauro Minotti, vice presidente ACLI COMO