Laboratorio Sociale 17 Dicembre 2019

Laboratorio sociale n.10 dicembre 2019

RIMANERE GENITORI IN CARCERE

Cosa significa occuparsi di sostegno alle relazioni familiari in carcere oggi? Con l’evento carcerazione la persona detenuta e la sua famiglia si trovano a dover modificare profondamente la propria quotidianità. 

All’interno del sistema delle organizzazioni che fanno parte delle Acli Como, e in particolare con la Cooperativa Questa Generazione, ci occupiamo da anni di sostegno alle relazioni familiari all’interno della casa circondariale “Bassone” di Como.

Progettazioni che prevedono diverse azioni in favore di persone sottoposte a provvedimento dell’autorità giudiziaria e del loro reinserimento sociale con percorsi finalizzati ad accrescere le opportunità di inclusione sociale e lavorativa e interventi mirati a ridurre il rischio di discriminazione ed esclusione, tramite il rafforzamento della rete territoriale di riferimento.

Ma cosa significa occuparsi di sostegno alle relazioni familiari in carcere oggi? Con l’evento carcerazione la persona detenuta e la sua famiglia si trovano a dover modificare profondamente la propria quotidianità e a mettere a dura prova la propria identità personale e sociale, nonché la propria funzione genitoriale e di coppia.

E’ in questa situazione che relazioni familiari già da tempo disgregate possono non risultare all’altezza del compito, complesso di per sé, di farsi sostegno, arrivando alla “espulsione” della stessa persona a seguito dell’evento carcerazione, che diventa per lui tempo di rottura dei legami preesistenti, di relazioni conflittuali che non tengono, che si sfilacciano.

Per questo riteniamo importante la sfida di ritessere legami e mantenere vive quelle relazioni che nel luogo del tempo sospeso, delle regole e degli orari, delle distanze, della sicurezza, si facciano spazio di affettività, di sostegno, di continuità, per la persona stessa e per i suoi familiari. Quel sostegno che si rivela poi fondamentale per la persona durante e dopo il periodo detentivo, con la possibilità di incontrare regolarmente i propri cari e di rientrare in famiglia una volta scontata la pena.

In Italia sono 100 mila i bambini che incontrano uno dei genitori in carcere (Bambini Senza Sbarre, 2016). Alle volte gli incontri avvengono nella piena consapevolezza del minore e diventano sinonimo di condivisione e rielaborazione emotiva degli accadimenti, della separazione, dell’assenza, altre volte il bambino ancora piccolo si trova a far visita al papà o alla mamma nel “luogo di lavoro”, che diventa responsabile della sua distanza e della sua mancanza. In altre situazioni ancora, il genitore sceglie di non raccontare la verità al figlio, che cresce pensando che il papà è all’estero a lavorare, rompendo quel legame così fondamentale per il tempo della reclusione, laddove forte è invece il bisogno di continuità e di legame che è responsabilità e riparazione.

Per il bambino la detenzione del genitore rappresenta di per sé un cambiamento, una rottura nella relazione intesa nei suoi termini di quotidianità e vicinanza, così come era stata vissuta fino ad allora. E ancora le difficoltà legate alla distanza, agli orari di visita, alle telefonate. L’aspetto della genitorialità vissuta in carcere è un tema sensibile, non solo per il minore che si trova ad affrontare l’assenza del padre o della madre e i conseguenti numerosi interrogativi, ma anche per la persona detenuta, che non sempre ha la possibilità di elaborare e confrontarsi con questo argomento.

Sviluppare delle competenze in tal senso appare uno degli aspetti più importanti sia al fine di un più positivo reinserimento in società per chi sconta una pena di reclusione, sia per il benessere dei figli, a fianco dell’attività di mediazione con la famiglia, alla costruzione di spazi a misura di bambino prima e durante i colloqui, alla riduzione dell’impatto traumatico della separazione e degli incontri. Una relazione positiva tra il genitore che sconta la pena e il proprio figlio consente non solo un aumento delle possibilità positive di reinserimento sociale, ma anche una maggior tutela del benessere del minore.

Milena Colzani, operatore Cooperativa Questa Generazione ACLI COMO