Laboratorio Sociale 22 Maggio 2019

Laboratorio sociale n.5 maggio 2019

PER UNA NUOVA EUROPA – Documento delle ACLI di COMO

Le ACLI di Como invitano gli elettori ad esprimere il loro voto, in occasione delle elezioni europee e delle amministrative che interessano numerosi e importanti comuni della provincia.

Le elezioni per il Parlamento Europeo sono particolarmente rilevanti per una organizzazione che assume il punto di vista delle fasce popolari della società, perché dal risultato di questa consultazione deriveranno conseguenze significative per la vita dei lavoratori, degli anziani, dei giovani e meno giovani in cerca di lavoro.  Con una attenzione, che sta nel nostro DNA, per i più deboli ed emarginati, di cui l’espressione più evidente sono gli immigrati costretti ad allontanarsi dal loro paese per cercare una vita dignitosa in Europa.

Per la prima volta il dibattito sulle europee, in ogni paese della comunità, non è un semplice riflesso delle tematiche nazionali, ma ha al centro valori e strategie che interessano tutto il sistema Europa. Nel contempo in Italia sono evidenti i risvolti politici relativi all’assetto di un governo i cui promotori hanno usato le risorse e le aspettative del Paese come puro strumento di campagna elettorale.

Modelli storici come quelli dell’unione politica, della Federazione o Confederazione non coincidono con il percorso, complesso, fatto dagli anni ’50 in poi dai paesi europei.

L’Unione rappresenta una storia ed una esperienza differente, di come un gruppo di popoli, di lingue diverse (ed in parte anche di culture diverse), dopo secoli di conflitti e milioni di vittime innocenti, abbiano saputo mettersi insieme, ottenendo grandi risultati, che vale la pena ricordare:

–          70 anni di pace vera e condivisa;
–          un sistema di partecipazione e di suddivisione dei poteri che impedisce il risorgere di regimi autoritari o dittatoriali;
–          l’avvio e la diffusione di un sistema di welfare e di giustizia sociale (certo non concluso, ma che non ha, ancor oggi, un solo altro esempio simile nel mondo);
–          il miglioramento, enorme, delle condizioni di vita e del sistema sanitario che ha permesso un notevole incremento dell’aspettativa di vita;
–          la capacità e la necessità, ancora da accrescere, di presentarsi uniti davanti alle potenze, vecchie e nuove, del mondo, sia quelle economiche che quelle politiche.

Le battaglie contro i tentativi egemonici dei nuovi monopoli mondiali (le grandi imprese della nuova e vecchia economia) sono state fatte dall’Europa non dai singoli paesi.

Ci sono ancora, evidentemente, dei meccanismi che non funzionano e problemi che vanno affrontati. Per esempio quelli posti dal paesi dell’Est Europeo entrati per ultimi nell’Unione.  Deve essere chiesto a tutti di condividere non solo i diritti (e le risorse) ma anche i valori e le regole della democrazia. Non vi sono alternative credibili. Non si riparte come economia ricostruendo i confini. E men che meno ritornando alle monete nazionali. E’ una falsa idea quella di riuscire a migliorare le condizioni di un singolo paese ridando più potere agli Stati nazionali.

Va difeso il pluralismo delle identità e delle culture, che sono una ricchezza, quindi una dose di nazionalismo è accettabile e può essere anche un valore, se rimane all’interno di principi e regole condivise. Ma è l’Unione che dà la forza. Solo una comunità di 500 milioni di cittadini può affrontare i problemi nuovi che stanno di fronte a società che sono profondamente diverse dal passato.

Le scommesse e le sfide da affrontare sono complesse e nuove:

–         le società che invecchiano, con pochi giovani, con tutto quello che comporta per il mantenimento di un equo sistema di welfare (che è ciò che ci differenzia maggiormente dal resto del mondo);
–         una economia forte ma con ancora sacche di sottosviluppo e povertà, che non crea abbastanza lavoro e che deve affrontare due novità: da un lato l’innovazione tecnologica e la concorrenza delle nuove economie, dall’altro la sfida dei nuovi monopoli mondiali;
–     la ricerca di un nuovo paradigma di sviluppo economico, per proporsi come valida alternativa a Cina e USA nello scacchiere commerciale mondiale;
–         la tutela dell’ambiente, che richiede misure forti ed immediate, comuni e totalmente condivise da tutti i paesi europei, per l’azzeramento dell’impatto climatico, perché la Terra in cui viviamo è una sola;
–     il consolidamento di valide misure di conciliazione che incidano sulle politiche familiari e di disposizioni a maggior tutela dei lavoratori;
–         la capacità di dare risposte ed accogliere la mobilità delle persone in fuga dalle guerre, dalla scarsità di lavoro, dai disastri ambientali provocati dal nostro modello di sviluppo. Ricordando che anche la storia dell’Europa è stata storia di migrazioni;
–     Il cambiamento di regole europee, per costruire una nuova sovranità intorno a problemi comuni che non avranno soluzione se non a livello europeo

Nessuno di questi problemi può essere risolto da un singolo Stato, men che meno se si adottano logiche di sovranismo esclusivo. La violenza del sovranismo attuale, in mano alle forze della destra meno democratica, deve essere una spinta per noi, per non tergiversare e riprendere una forte iniziativa riformista.

Il sovranismo non dà vere risposte ai più deboli, ai giovani, alle donne, agli anziani; non dà risposte vere neppure ai lavoratori ed alle classi medie europee. Incita al razzismo, fa risorgere l’antisemitismo. Non è un ritorno del fascismo, un’epoca chiusa definitivamente già dopo la metà del secolo scorso, ma è l’affacciarsi di un autoritarismo nuovo, fondato sulla propaganda, l’uso della parola come proiettile, l’uso smodato delle (sedicenti) relazioni virtuali. E’ l’antica e pessima idea dell’uomo solo al comando che risolve tutto.

E’ dalla sconfitta del nazifascismo che è nata la nuova Europa. I lavoratori europei e noi, come cristiani, siamo stati dentro questa storia. Lo fu Achille Grandi e con lui migliaia di uomini e donne che con fatica ma anche con grande convinzione e speranze lavorarono per ricostruire l’Italia nell’Europa.

Noi, con la nostra storia e con i nostri valori, non possiamo che essere, con decisione, per una nuova Europa, in pace e promotrice di pace nel mondo, e sempre più solidale e più giusta.

Emanuele Cantaluppi, Presidente provinciale ACLI COMO