Laboratorio Sociale 24 Giugno 2019

Laboratorio sociale n.6 giugno 2019

ELEZIONI EUROPEE: E ADESSO?

L’idea di una Europa impegnata in un percorso di condivisione e di solidarietà ha resistito.

I risultati delle elezioni europee sono stati abbastanza chiari, sia nei numeri sia nei segnali di novità che hanno dato.
Il forsennato attacco dei nazionalisti, delle destre estreme con forti venature fasciste non è passato. Hanno aumentato le loro percentuali ma hanno perso.

Il segnale più positivo è stato quello dell’aumento della partecipazione al voto in molti paesi del nord Europa, un voto che, non ha caso, ha poi premiato soprattutto i partiti ambientalisti. E’ un segnale chiaro, venuto soprattutto dai giovani: la vera emergenza in Europa e nel mondo è quella dell’ambiente. Non quella della sicurezza. Ed è bene usare questa parola, perché il tema centrale della campagna elettorale delle destre è stata solo ed esclusivamente la paura, la paura degli altri.

Il voto ha dimostrato le difficoltà dei partiti storici, quelli del gruppo dei Popolari ed i Socialisti & Democratici, colpevolmente in ritardo nel comprendere i mutamenti che sono avvenuti in questi anni nelle comunità d’Europa.

Nel Parlamento europeo vi sarà ora una nuova maggioranza più articolata e partecipata, con un maggiore peso dei liberali e dei verdi. Quindi l’Europa sociale resiste e può affrontare le sfide del nostro tempo, da una parte quella ambientale, dall’altra quella del nuovo capitalismo tecnologico. E’ stata la Commissaria liberale danese Margrethe Vestager la maggiore avversaria delle multinazionali informatiche americane.
Quindi le elezioni ci dicono che c’è ancora una speranza per l’Europa e che un ritorno all’indietro di 100 anni, ai tempi del primo dopoguerra, al 1919, a quel nazionalismo che provocò la nascita del fascismo e del nazismo, è stato bloccato.

Tutto bene quindi? Purtroppo no, almeno per noi. In Italia non c’è stato un aumento dei votanti ed hanno nettamente vinto i partiti antieuropei. Ed è bene ricordare che in questo schieramento non ci sono solo Lega e 5Stelle, ma anche Fratelli d’Italia ed una parte dell’estrema sinistra ed un pezzo di Forza Italia.

Per la prima volta l’Italia rischia di essere esclusa dai tavoli dove si faranno le scelte per il futuro dell’Europa. Altro che andare a picchiare i pugni sul tavolo. E c’è il rischio che di fronte all’irrilevanza in Europa il governo a trazione leghista reagisca con una nuova sfida avventurista, avviando il paese in una crisi economica devastante che colpirebbe in primo luogo i lavoratori e le famiglie popolari.

Dobbiamo avere ben chiaro che i nostri problemi sono quelli di un sistema economico che non produce più sufficiente ricchezza e posti di lavoro per i giovani, di un debito pubblico che ci costringe a pagare miliardi in interessi mangiando risorse che invece potremmo utilizzare per lo sviluppo, di un livello di individualismo egoistico (vedi evasione fiscale, ma anche le disuguaglianze tra le generazioni) che rompe la solidarietà sociale.

E’ una situazione rischiosa, che richiede un impegno nuovo sia delle organizzazioni dei lavoratori che della Chiesa italiana. E se guardiamo alla Chiesa universale, cioè a Papa Francesco, la strada ci è stata chiaramente indicata ed è quella della tutela del valore di ogni uomo e della solidarietà nelle comunità e tra le generazioni. Non tutti i cristiani, compresi molti chierici, lo hanno compreso, perché intimoriti dai propagatori delle paure.

Ma la strada possibile è solo quella: solo una comunità accogliente e solidale rende più sicure le persone e può far crescere la speranza e l’impegno per il futuro. E sta a noi decidere quale terra vogliamo lasciare ai nostri figli.

Beppe Livio, già presidente provinciale ACLI COMO