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Le acli aderiscono all'appello dei movimenti cattolici per salvare la legge 185/90: “no ad una economia di morte. La politica non faccia gli interessi di pochi”

Marzo 2024

A seguito dell’approvazione da parte dell’aula del Senato avvenuta a fine febbraio, sarà a breve in discussione alla Camera dei Deputati il Disegno di Legge di iniziativa governativa che modifica, peggiorandola in maniera rilevante, la normativa italiana sull’esportazione di armi, mirando a cancellare i meccanismi di trasparenza e controllo parlamentare sul commercio e le esportazioni di armi e sulle banche che finanziano tali operazioni.  Anche le Acli, unitamente ad altre associazioni e movimenti cattolici, Azione Cattolica Italiana, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei Focolari Italia, Movimento Pax Christi Italia e Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, hanno rivolto un appello a tutti i Parlamentari mediante la conferenza stampa del 4 marzo scorso, affinché non votino alla Camera le modifiche alla legge 185/90.

 

Ma cos’è la legge 185/90?  Si tratta di una norma innovativa che il Parlamento ha approvato nel 1990 dopo una grande campagna di mobilitazione della società civile, inserendo per la prima volta dei criteri non economici nella valutazione di autorizzazione delle vendite estere di armi italiane.  Sebbene nel corso degli anni anche una Legge che prevede il divieto di invio di armi verso Paesi in conflitto, che spendono troppo per gli eserciti, in cui ci siano gravi violazioni dei diritti umani, non sia stata in grado di fermare esportazioni di sistemi militari con impatti negativi, è indubbio il grande ruolo di trasparenza che essa ha avuto, permettendo a Parlamento e società civile di conoscere i dettagli di un mercato spesso altamente opaco.

 

Ora questa possibilità di trasparenza è messa in pericolo a causa di decisioni che vogliono rendere sempre più liberalizzata la vendita di armi, con l’utilizzo di false retoriche legate al problema di eccessivi controlli sull’esportazione di armi e sul favorire maggiore sicurezza per l’Italia, in un momento di crisi internazionale.  Al contrario facilitare la vendita all’estero di armi che sicuramente finiranno nelle zone più conflittuali del mondo, aumenterà l’insicurezza globale e quindi anche quella di tutti noi. Sappiamo bene che questa modifica della Legge 185/90 parte da lontano perché da anni la lobby dell’industria militare, i centri di ricerca e di pressione ad essa collegati, chiedono a gran voce di poter praticamente liberalizzare l’export di armi.

 

Le Acli, nella persona del vicepresidente nazionale Stefano Tassinari, anche durante la conferenza stampa, hanno ripetuto che “…la legge 185 del ’90 che regola l’esportazione di armi è una grande conquista della nostra società e non deve essere svuotata. Il rischio è quello di perdere la trasparenza sulle banche che finanziano il settore delle armi e di sottrarre al controllo di Parlamento, società civile e opinione pubblica le informazioni precise e dettagliate sulle esportazioni dei materiali militari svolte dalle aziende. Oggi dobbiamo raccontare anche la storia delle nostre responsabilità. Siamo in questa situazione drammatica per un vuoto di politica estera, un vuoto che abbiamo creato in nome dell’interesse economico di pochi. Sappiamo che quegli interessi fanno anche il PIL del Paese, ma dobbiamo essere consapevoli che agendo un’economia di morte erediteremo solo morte. Questa economia non può dare un futuro ai nostri figli…”.

“…Non ci rendiamo conto che questa guerra globale a pezzi si sta avvicinando al nostro territorio. Noi sosteniamo da tempo che il vero realismo è quello della pace e che occorre impegnarsi in un’offensiva diplomatica di pace, come ha fatto Papa Francesco. Aver scelto sempre e solo la via del commercio delle armi ha creato un mondo più insicuro e ingiusto. Tutte le guerre che apparentemente abbiamo vinto come Occidente hanno causato situazioni peggiori di prima, come in Libia. Questa linea non ha pagato e con questo vuoto di politica rischiamo di raccogliere solo macerie. Non ci sarà né pace né giustizia se non si impone la regola della tregua.  Noi delle Acli siamo impegnati da tempo anche per la firma del trattato sull’abolizione delle armi nucleari e saremo in piazza di nuovo sabato prossimo a Roma. Dobbiamo mobilitarci per la pace e per salvare la legge 185…”, ha concluso Tassinari.

 

Marina Consonno, presidente Acli Como APS