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80 anni ACLI: la storia siamo (anche) noi

Luglio 2025

La storia delle Acli è una storia di popolo: lavoratori e lavoratrici, famiglie, persone più vulnerabili che sono stati presi per mano dalla nostra associazione, offrendo servizi, formazione e un senso di comunità.

Le Acli sono nate nel 1944 ma hanno visto nel 1945 il vero impegno nel Paese, a partire dal Patronato, nato come strumento di tutela e assistenza, con un ruolo fondamentale nel garantire diritti e servizi ai cittadini, in particolare nel campo delle pensioni, delle prestazioni sociali e dell’assistenza sanitaria.  Esempio concreto, percorso comune e di dedizione con le Acli, dove al centro si sono viste sempre le persone, con l’offerta di supporto e solidarietà in ogni momento; a Como il mese scorso abbiamo festeggiato l’80°compleanno del Patronato, alla presenza del Presidente Nazionale Paolo Ricotti.

Ricordare questa lunga storia ci permette di riflettere sul nostro ruolo nel presente e di guardare con speranza al futuro.

Vogliamo tracciare ricordi di questa storia, che si snoderanno nell’anno, tracciati di un vissuto di persone che a loro volta hanno fatto la storia delle Acli.

In questa puntata partiamo dalle fedeltà delle Acli: al lavoro, alla Chiesa, alla democrazia.

 Il 1° maggio 1955 è una data storica, per le Acli e per la Chiesa. In occasione del loro decennale, le Acli offrirono a Pio XII l’occasione di proclamare in piazza San Pietro che la festa del lavoro è anche una festa cristiana. Nel suo discorso agli aclisti, il presidente nazionale Dino Penazzato proclamò le tre fedeltà delle Acli: ai lavoratori, alla democrazia e alla Chiesa.

Fedeltà ai lavoratori “che ci è facile, che è naturale, perché siamo lavoratori”, disse Penazzato. Infatti essendo le Acli un’associazione di lavoratori, esse intendono in primo luogo operare per difendere gli interessi economici e sociali dei lavoratori, valorizzando tutte le organizzazioni e le associazioni che tendono a tale fine, in particolare in ambito sindacale, sociale e assistenziale; e poiché i lavoratori possono contribuire col proprio lavoro al progresso della società se sono in grado di svolgere con competenza e professionalità le mansioni a loro attribuite, le Acli valorizzano e curano, direttamente o indirettamente, la formazione professionale e culturale dei lavoratori.

 La fedeltà alla Chiesa è “dolce e forte e accompagna tutta la nostra vita; è la fedeltà gioiosa che libera e promuove, che rende potente anche la pochezza e sicuro il cammino di là da ogni incertezza” affermò il presidente. Le Acli, come organizzazione di lavoratori cristiani, ispirano la loro azione al messaggio evangelico e al magistero della Chiesa, conformando ad essi la propria proposta educativa e il proprio impegno sociale; consapevoli che, nell’attuare l’insegnamento sociale della Chiesa, i laici cristiani contribuiscono consapevolmente, tenendo conto del contesto storico e dell’analisi delle dinamiche economiche, culturali e sociali, all’individuazione delle scelte concrete temporalmente situate, non limitandosi a eseguire passivamente le indicazioni della gerarchia.

Fedeltà alla democrazia: la democrazia è riconosciuta come requisito fondamentale della società politica. Non vi è società giusta se non vi è democrazia ed eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Ma nel magistero della Chiesa la democrazia e il diritto dei cittadini di partecipare attivamente alle scelte della comunità politica sono fatti derivare direttamente dal valore e dalla dignità della persona solo a partire dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII (1963).

La democrazia è affermata come metodo per le decisioni interne alle strutture del movimento aclista, dalle strutture di base, come il circolo e il nucleo aziendale, fino agli organismi provinciali e nazionali. Le Acli costituivano allora l’unica organizzazione cattolica riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa che eleggeva i suoi dirigenti e decideva i propri programmi d’attività con un metodo esclusivamente democratico, mentre i dirigenti dell’Azione Cattolica e di altre associazioni di laici riconosciute dalla Chiesa erano invece nominati dalla gerarchia.

Queste tre finalità hanno acquisito oggi nuovi significati e nuove valenze in funzione dell’evoluzione della società e della cultura in questi decenni.

La fedeltà ai lavoratori deve attuarsi tenendo conto dell’invecchiamento della società, dei dati demografici e dall’importanza degli immigrati nel mondo del lavoro, delle nuove forme di lavoro non dipendente che sono sorte, della precarietà di molti tipi di lavoro, della mobilità internazionale, dal lavoro che è sempre più povero, dai nuovi lavori e dall’I.A. ecc.

 La fedeltà alla Chiesa, pur rimanendo una costante nella vita e nell’attività delle Acli, è stata aggiornata e rinnovata in seguito al Concilio Vaticano II. Le Acli aderiscono consapevolmente alle concezioni ecclesiali e pastorali definite dal Concilio e si impegnano a contribuire alla piena attuazione delle scelte conciliari. Nella loro azione sociale continuano a ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa ma, in linea con gli orientamenti conciliari e con la lettera apostolica Octogesima adveniens di Paolo VI, ritengono che le scelte per operare le necessarie trasformazioni sociali, politiche ed economiche debbano essere individuate e compiute dalle comunità cristiane, “in comunione con i vescovi e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e con tutti gli uomini di buona volontà”.  In conformità all’insegnamento di Paolo VI, le Acli ritengono l’impegno politico e sociale come una delle forme più alte di carità e di conseguenza considerano il perseguimento della giustizia sociale come finalità prioritaria della loro azione. La fedeltà ai principi del magistero della Chiesa impegna le Acli a diffondere e cercare di attuare quei valori delineati come prioritari negli ultimi decenni, e soprattutto con l’insegnamento di Papa Francesco, come la pace e la salvaguardia del creato, valori che oggi assumono una nuova e più rilevante centralità.

La fedeltà alla democrazia è verosimilmente quella che ha necessitato di una maggiore rielaborazione. Fin dagli anni Ottanta le Acli hanno messo al centro della loro azione la società civile, intesa come insieme di associazioni culturali, ricreative, sportive, assistenziali, di volontariato e promozione sociale, di vicinato eccc. Pertanto le Acli sono impegnate a difenderne l’autonomia rispetto alle istituzioni e al sistema dei partiti politici e ritengono che sia dovere dello Stato incentivare e sostenere l’associazionismo e in particolare il cosiddetto Terzo Settore. Le Acli favoriscono e sostengono le iniziative emergenti dalla società civile per riformare la politica, valorizzano e appoggiano ogni iniziativa che possa ampliare le possibilità di partecipazione dei cittadini e delle loro libere associazioni alla gestione della cosa pubblica.

Oggi, in particolare, l’esigenza di ampliare la partecipazione è divenuta ancor più indispensabile per difendere e rafforzare la democrazia e contrastare le derive populiste.  Abbiamo compreso che la democrazia non è necessariamente una conquista irreversibile, ma con la Carta Costituzionale, va difesa e rafforzata quotidianamente con l’impegno sociale, con la promozione dei suoi valori fondamentali, con le varie forme dell’educazione e sensibilizzazione dei cittadini sull’importanza della partecipazione, con la valorizzazione delle istituzioni democratiche e contrastando le minacce che la mettono a rischio.

Marina Consonno, Presidente Provinciale Acli Como Aps