Achille Grandi e l’impegno giovanile
Dossier Settembre 2026
La vita e la storia pubblica di Achille Grandi e del sindacalismo cristiano sono state narrate in molti testi.
Per quel che riguarda in modo particolare Como, vi sono i documenti raccolti e narrati da Giorgio Cavalleri, aclista, giornalista, storico della Resistenza, scomparso recentemente, ed una ricerca fatta da Giuseppe Longhi sul periodo giovanile comasco (“Achille Grandi a Como. Cristianesimo sociale e movimento sindacale nel primo Novecento”) pubblicata a cura delle Acli comasche e del Comune di Como nel centenario della nascita di Grandi.
Tuttavia, è sempre rimasta sullo sfondo una analisi del contesto reale in cui Achille Grandi ha operato nei suoi anni giovanili. Parlo in particolare della Diocesi di Como e del territorio comasco e del loro contesto economico-sociale dei primi Novecento. Questo approfondimento, che riguarda il periodo della formazione e delle prime attività sociali e sindacali, mette in luce delle scelte che testimonierà in tutta la sia vita.
La formazione di Grandi
Di Achille Grandi conosciamo soprattutto i ruoli ricoperti nel sindacalismo bianco, nel Partito Popolare, nell’Assemblea Costituente e come primo Presidente delle Acli. Descriverlo come “formatore” richiede delle letture diverse, che partono dalla sua esperienza di vita concreta.
Le due centralità, del lavoro e dell’essere cristiano, sono sempre state le caratteristiche del suo agire. La sua scuola di formazione fu la realtà della vita del suo tempo: il lavoro, la Chiesa, la comunità in cui viveva.
Nasce nel 1893. Era figlio di un operaio tintore, il padre guadagnava poco e aveva tre sorelle ed un fratello minore. Finite le scuole elementari a 11 anni andò a lavorare nella storica tipografia Cesare Nani di Como, attiva dall’inizio dell’Ottocento come Tipografia Carlantonio Ostinelli. Grandi viene assunto come tipografo linotipista: era un compositore tipografico addetto alla tastiera della linotype. Il mestiere del tipografo era tra i meno soggetti al pericolo della disoccupazione, qualificato e relativamente meglio retribuito di quello delle fabbriche tessili, ma era anche un lavoro insalubre.
Grandi vive i primi 30 anni della sua esistenza a Como. Quando si leggono i documenti della sua vita l’attenzione va soprattutto agli anni della sua maturità, ma così si rischia di perdere come seppe già diventare un protagonista anche da giovanissimo. Prima analizzare la sua attività nel dettaglio, indichiamo i passaggi fondamentali del periodo della sua formazione e del suo operare a Como:
- inizia a lavorare alla Tipografia Cesare Nani nel 1894, a 11 anni;
- partecipa e fonda, a Como, un Circolo popolare democratico-cristiano nel 1901, a 18 anni;
- diventa Segretario della Lega Cattolica del Lavoro di Como nel 1902, a 19 anni, con Abbondio Martinelli Presidente;
- viene coinvolto nelle prime rivendicazioni tessili del comasco del biennio 1903-1904, a 20-21 anni;
- diventa Segretario Propagandista della nuova Direzione Diocesana nel 1907, a 24 anni;
- si sposa con Maria Crovato nel 1908, a 25 anni; sempre nel 1908 viene eletto Consigliere comunale a Como;
- lascia Como e si trasferisce a Monza con la moglie nel 1913, a 30 anni.
Nel comasco cresce l’industrializzazione: il decennio finale dell’Ottocento ed i primi del Novecento sono anni importanti per l’industria tessile comasca, per quella serica e quella cotoniera che passano da una produzione prevalentemente artigianale ad una industriale. L’adozione dei telai meccanici segnò la svolta: nel 1904, nel comparto serico, vi erano quasi 8.000 telai attivi e la produzione comasca rappresentava l’82% della produzione nazionale.
Grandi viene a contatto con i primi gruppi di giovani cattolici che, in una realtà piuttosto ferma, cercano di mettere in pratica l’insegnamento della Rerum Novarum. Nel gruppo c’è anche Abbondio Martinelli. Nasce in questo modo il Circolo Popolare di San Bartolomeo, una parrocchia cittadina, con l’obiettivo di formare gli associati ad un programma di azione e di organizzazione per le classi popolari. Grandi matura la scelta di interessarsi più da vicino al dramma quotidiano che era la vita delle famiglie operaie, con salari insufficienti per i bisogni elementari. Nel 1899, da apprendista linotipista, Grandi si iscrive alla sezione comense della Federazione dei Lavoratori del Libro.
La nascita, nel 1902 della Lega Cattolica del Lavoro è la prima risposta alle iniziative delle organizzazioni socialiste. Con Grandi, l’altra figura cardine del movimento cattolico di quegli anni è Abbondio Martinelli. La Lega interviene nelle agitazioni operaie del 1902, prima con interventi di sostegno economico ai lavoratori, poi direttamente in alcune vertenze aziendali come per i lavoratori della ditta Bosisio, Camanni e Cattaneo per il licenziamento di alcune operaie, con una proposta conciliativa. Di fronte alla crisi provocata dalla meccanizzazione delle tessiture e dai licenziamenti degli anziani operai, la Lega interviene, coinvolgendo un ente privato nell’erogazione di sussidi per gli operai licenziati, con la costituzione di un comitato misto di soccorso. Viene sostenuta poi una mobilitazione per la riduzione dell’orario di lavoro, sempre nel tessile, a 10 ore. Nelle vertenze che seguiranno fino al 1907 Grandi, giovanissimo, è sempre coinvolto. È in questo periodo che la Lega Cattolica del Lavoro, e Grandi, impostano ed utilizzano, nei due settori dove hanno maggiore forza (agricolo e tessile), un approccio alle vertenze che oggi chiameremmo “contrattualistico”, con l’obiettivo di ottenere migliori condizioni di lavoro per gli operai, senza proporsi di “rovesciare il sistema”.
Il tempo della Direzione Diocesana
Nel 1907, con la riorganizzazione delle organizzazioni cattoliche, nasce la Direzione Diocesana Comense ed il 15 ottobre 1907 Grandi viene assunto con l’incarico di Segretario Propagandista. Nel comasco prevalgono, nel 1905 ancora moduli organizzativi solidaristici assistenziali. I sei anni, dal 1907 al 1913, vissuti come Segretario Propagandista sono fondamentali nella formazione di Grandi, che, non dimentichiamolo, è un giovane di poco più di 20 anni.
Con questa nuova organizzazione, il movimento cattolico compie nella diocesi di Como un salto quantitativo rilevante. Prima della formazione della Direzione diocesana, sul territorio della diocesi risultavano esistenti 70 associazioni cattoliche con 4.500 iscritti. Nel 1913 le istituzioni cattoliche associate risultano essere 254 e gli iscritti 23.200, di cui 134 con 12.200 soci nella sola provincia di Como (le rimanenti a Sondrio).
Grandi è protagonista di questa forte crescita.
La sua attività prevedeva incontri con le associazioni presenti in ogni paese della Diocesi, dove Grandi “propagandista” da un lato aveva l’obiettivo di motivare le persone e sviluppare l’organizzazione, dall’altro raccoglieva bisogni e proposte. Era un lavoro di relazione e promozione. Ed i temi variavano sulla base della situazione locale, sia per le diverse Unioni che erano coinvolte, sia per i temi specifici di ogni comunità locale. Ecco una sintesi.
La questione scolastica
È il tema della difesa dell’insegnamento della religione nelle Scuole elementari comunali messo in discussione dalle Legge Daneo-Credaro del 1911, che trasferiva la gestione delle scuole elementari dai comuni allo Stato (Luigi Credaro, valtellinese fu Ministro dell’Istruzione dal 1910 al 1914). I cattolici si erano opposti e, soprattutto in Valtellina, militanti cristiano-sociali subirono perfino arresti e processi giudiziari. Grandi, se ne occupa, con un approccio equilibrato, che non mette del tutto in discussione la nuova norma ma le sue interpretazioni laiciste, chiedendo il mantenimento dell’istruzione religiosa nelle scuole primarie per tutti coloro che ne facevano richiesta.
L’azione di tutela ed assistenza degli emigranti
L’emigrazione italiana toccò i suoi massimi valori negli anni tra la fine dell’Ottocento e la I° Guerra Mondiale. 14milioni di italiani emigrarono tra il 1876 ed il 1915, dal Nord e dal Meridione, a causa della povertà, della crisi agraria, della disoccupazione. Anche nella Diocesi di Como si emigra, soprattutto verso la Svizzera, la Germania, la Francia. E i territori di partenza sono soprattutto quelli della Valle d’Intelvi e del Bormiese.
Nella Diocesi di Como, nel 1903-1904 si formano due Consorzi per la tutela dei migranti, quello di Sant’Abbondio nella Val d’Intelvi e quello di San Giuseppe nel Bormiese. Entrambi si proponevano l’obiettivo di “migliorare la cultura dei migranti”, prima della partenza, con scuole elementari, professionali, di lingue straniere, con l’uso di biblioteche circolanti e della buona stampa. La Direzione Diocesana si impegna con l’obiettivo di far crescere i Consorzi. Grandi viene coinvolto, conosce le esperienze e opera per il potenziamento dei Consorzi, condividendo l’obiettivo della formazione preventiva. Viene nominata quindi una Commissione Pro-Emigranti e Grandi ne diviene Segretario.
L’organizzazione femminile cattolica
Sul ruolo della donna all’interno del movimento cattolico, le prime esperienze avvengono a Milano, ad opera del Fascio Femminile Demo-Cristiano, che costituisce nel 1905 la Federazione Femminile Milanese. A Como si seguono con interesse le iniziative milanesi e nel 1907 la Direzione Diocesana decide la creazione di una Commissione Femminile al suo interno, incaricata di affiancare il Comitato esecutivo nel lavoro di organizzazione femminile. In questo modo viene coinvolto anche Grandi. Le linee di sviluppo, elaborate dalla Commissione e condivise con il Comitato esecutivo sono quelle di organizzare e facilitare l’organizzazione di mestiere e di promuovere interventi per formare soprattutto le donne lavoratrici, con scuole per analfabete, riunioni, circoli di lettura. Grandi ritiene l’organizzazione cattolica femminile come una delle necessità più urgenti, che doveva essere sia movimento e partito che professionale. Nel 1909, in quattro rioni di Como, entrano in funzione le Scuole Operaie Femminili di Studio e Lavoro, successivamente viene aperta una scuola di lingue per commesse ed impiegate e si creano alcuni Circoli popolari femminili.
L’intervento educativo formativo
L’intervento nel settore educativo-formativo ha sempre rappresentato uno dei punti fondamentali dell’azione cattolica. Grandi lo considera come un obbligo: quello di plasmare le coscienze, formare dei caratteri profondamente cristiani, da raggiungere attraverso un lavoro continuo di educazione e di istruzione. Lo strumento maggiormente presente a Como è quello dei Circoli popolari. I Circolo si diffondono attorno alle parrocchie tanto nei paesi, anche di piccole dimensioni, che nei rioni della città. Le loro finalità sono essenzialmente formative, con lezioni, conferenze, corsi, letture e dibattiti, su temi sia religiosi che civili e sociali.
Grandi, come Segretario Propagandista, contribuisce in maniera diretta alla vita dei Circoli popolari, organizzandone i programmi di lavoro e intervenendo negli incontri. Il suo contributo è significativo e innovativo sul piano del metodo di lavoro. Grandi fornisce indicazioni precise sul “come fare” a coinvolgere maggiormente le persone nelle attività dei Circoli popolari. In concreto, chiede ai relatori di trattare gli argomenti in modo pratico e comprensibile, di affrontare questioni con risvolti nella realtà vissuta, di lasciare spazio alla libera discussione senza preoccuparsi dello scontro di pareri, di affiancare al lavoro di studio dei momenti di svago, di stimolare tra i soci uno spirito di fraternità e di solidarietà.
L’associazionismo economico sociale
Agli inizi del secolo l’associazionismo economico sociale è debole nella Diocesi di Como; prevalgono ancora organizzazioni miste, le società di mutuo soccorso tradizionali, c’è frantumazione e localismo nelle iniziative, nell’agricoltura c’è una scarsa presenza di piccoli e medi proprietari agricoli. E c’è uno profondo disagio economico e di arretratezza nelle zone dell’Alto Lario e della Val d’Intelvi. A partire al 1909 la Direzione Diocesana istituisce una struttura dedicata all’assistenza amministrativa e legale delle strutture cooperative, ma senza grande successo. Grandi si muove per far crescere il senso della cooperazione e le competenze per la loro gestione. Insiste nella necessità che l’intero movimento economico-sociale cattolico si organizzi in federazioni nazionali, per competere più efficacemente con il movimento socialista. Resta convinto che anche la cooperazione abbia bisogno di una rigorosa conduzione tecnica ed amministrativa, integrata con la partecipazione ed il controllo dei soci, la ripartizione degli utili, l’equo trattamento dei dipendenti.
L’attività sindacale e la Federazione Comense del Lavoro
Il 1907 segna una ripresa delle rivendicazioni economiche nel comasco, sotto la direzione dei sindacalisti rivoluzionari della Camera del Lavoro. La Lega Cattolica del Lavoro sostiene le rivendicazioni ma è in forte disaccordo rispetto all’uso dello sciopero generale. Intanto opera quasi esclusivamente verso le maestranze tessili, in difficoltà per la strisciante crisi del settore serico. Nel 1908, per la prima volta, grazie a Grandi, l’Unione Popolare aderisce ufficialmente alla Festa del 1° Maggio.
La Lega Cattolica e la Direzione Diocesana riprendono il progetto di un sindacato nazionale tessile di ispirazione cattolica. Così, nel 1909 viene formalmente costituito il Sindacato Italiano Tessile (S.I.T.). Grandi, come segretario della Lega e della Direzione Diocesana, partecipa alla sua costituzione ed entra nell’Ufficio di Presidenza. Nel 1909 lascia la carica di Segretario della Federazione Comense del Lavoro, diventandone Vicepresidente. Ormai accanto a lui, e ad Abbondio Martinelli, si è formato un nucleo di giovani dirigenti e di quadri intermedi presenti a livello di fabbrica. Grandi, non ancora trentenne, si ritrova essere il più influente e ascoltato dirigente sindacale del comasco. Così gestisce importanti vertenze sindacali relative: alle cristallerie Bianchi, Orsenigo e Caprera di Como; alle filature seriche del Mandellasco; alla riduzione dell’orario di lavoro da 10 a 9 ore e mezza; al rincaro dei fitti e dei viveri; alla perequazione delle tariffe seriche.
L’attività elettorale e politica amministrativa
È l’attività che riguarda il tema della partecipazione dei cattolici alla vita politica, in presenza del “non expedit”. Grandi opera affinché anche i cristiani partecipino alle elezioni amministrative e presentino candidati propri. Tra maggio e dicembre 1912 svolge un intenso lavoro di organizzazione, con incontri con i rappresentanti delle organizzazioni cattoliche e con il clero di tutti i collegi elettorali per spiegare la nuova legge elettorale, predisporre l’iscrizione dei nuovi elettori nelle liste elettorali e favorire l’istituzione di Comitati elettorali cattolici nei comuni, a livello collegiale e provinciale.
In sintesi, il periodo giovanile di Grandi ed in particolare quello della Direzione Diocesana, come “propagandista”, è caratterizzato da un’azione sociale che incontra e raccoglie i bisogni delle comunità, dei lavoratori e delle lavoratrici, per trasformarli in obiettivi di un confronto con le controparti economiche e con le istituzioni. Per Grandi è un periodo di relazioni, di ascolto e di formazione, incontrando sacerdoti, responsabili di organizzazioni cattoliche locali, cittadini, operaie e operai.
Beppe Livio: Consulente per cooperative e organizzazioni di Terzo Settore e già Presidente Acli Como
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