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Carla Introzzi, una vita per il lavoro e per la comunità

Luglio 2026

Il 16 giugno abbiamo salutato Carla Introzzi. La sua storia si intreccia con quella delle Acli di Como e con una stagione che ha cambiato il volto del sindacato e della fabbrica italiana.

L'avevo conosciuta agli inizi degli anni '70, al mio ritorno a casa dopo due anni trascorsi a Trento. Avevo appena iniziato a lavorare nelle Acli di Como, come una sorta di giovane di bottega al fianco dei veri dirigenti dell'epoca — Angelo, Vittorio, Antonio, Camillo e Giancarlo — occupandomi dell'organizzazione degli incontri nei circoli (facevo l'autista) e della cura dei "bollettini Acli", semplici ciclostilati di poche pagine. Ma nelle Acli c'erano anche loro, i lavoratori veri, quelli di fabbrica.

La Ranco e la nascita del Consiglio di Fabbrica

A Olgiate operava la Ranco, azienda arrivata dagli Stati Uniti nel 1957 per rompere il monopolio tessile locale. Nel 1961 si era trasferita nella nuova fabbrica di Via Achille Grandi, a Casletto, alla periferia del paese — una coincidenza di nomi che vale la pena notare. L'azienda produceva rotostatori per compressori frigoriferi, destinati al mercato allora in forte espansione degli elettrodomestici bianchi.

Proprio nel 1970, con il protocollo di Genova, CGIL, CISL e UIL avevano dato vita ai Consigli di Fabbrica, rappresentanza unitaria dei lavoratori che superava le divisioni per sigla sindacale. Anche alla Ranco nacque il suo CdF, e Carla ne faceva parte in rappresentanza della FIM. Erano gli anni finali del triennio delle lotte operaie apertosi nel 1968, e Carla ne fu protagonista e organizzatrice.

Non da sola: nel 1972 i metalmeccanici guidati da Trentin, Carniti e Benvenuto avevano fondato la FLM, la Federazione dei Lavoratori Metalmeccanici, sindacato unitario, radicato nelle fabbriche, forte e propositivo. Fu proprio la FLM, nel rinnovo del CCNL del 1972, a ottenere non solo aumenti salariali ma anche le celebri "150 ore": il diritto dei lavoratori a permessi retribuiti per tornare a scuola e conseguire la licenza media.

"Anche gli operai possono imparare a suonare il clavicembalo"

Rimane storico il titolo di una rivista di ricerca sociologica che, commentando le 150 ore, scriveva che ormai anche gli operai avrebbero potuto imparare a suonare il clavicembalo. La frase nacque durante le trattative contrattuali, quando la delegazione industriale — nella persona di Walter Mandelli, di Federmeccanica — chiese ironicamente al sindacalista Franco Bentivogli se con quelle ore un operaio dovesse davvero imparare a suonare quello strumento. La risposta di Bentivogli, diventata simbolo di un'epoca, fu netta: certamente, perché se un operaio desidera suonare il clavicembalo ha il diritto di farlo.

La Scuola Popolare e l'incontro con Carla

Proprio in quegli anni, nella sede delle Acli di Via Caimi a Olgiate, era nata una Scuola Popolare per giovani lavoratori, finalizzata al conseguimento della licenza media. Tra gli iscritti c'erano anche operai e operaie della Ranco: fu così che l'incontro con Carla divenne naturale.

Ma l'impegno non si fermò alla scuola. Dino, che insegnava matematica nella Scuola Popolare insieme a Rita, Emilio, Maria e Giordana, si occupava già professionalmente di ergonomia. Attraverso una serie di incontri con Carla e il Consiglio di Fabbrica, avviò una vera e propria ricerca sul ruolo della Ranco nel tessuto economico olgiatese e sul lavoro che l'azienda esternalizzava alle piccole imprese del territorio.

Dalla Ranco alla Sisme

Un passaggio decisivo avvenne nel 1975, quando i proprietari americani della Ranco decisero di andarsene. Lo stabilimento di Lomazzo chiuse i battenti, ma quello di Olgiate fu salvato, anche grazie ai lavoratori. Fu rilevato da un suo dirigente, Antonio Costantini, e cambiò nome diventando SISME, sviluppandosi ulteriormente negli anni successivi.

Un'eredità da custodire

Era un sindacato capace di contrattare la quotidianità del lavoro in fabbrica — non solo il salario, ma anche l'organizzazione del lavoro — e di guardare alla crescita complessiva dei lavoratori e della comunità in cui la fabbrica era inserita. Questo l'insegnamento che Carla lasciò a chi allora era giovane.

Dietro ai grandi cambiamenti c'è sempre stata la presenza umile e silenziosa dei lavoratori impegnati nel sindacato, sorretta dal valore dell'unità sindacale. Un valore da ricordare proprio quest'anno, nell'80° anniversario della morte di Achille Grandi, artefice del Patto di Roma e della prima unità sindacale del 1944: la nascita della FLM unitaria fu, in fondo, una riproposizione positiva di quella stessa idea.

Dobbiamo molto a Carla Introzzi. Siamo, in un certo senso, figli suoi. Anche dopo quella stagione irripetibile, non aveva mai smesso di stare accanto alle Acli e a chi era cresciuto in quegli anni, con il suo stile deciso e provocatorio, sempre pronto a richiamarci all'impegno per una società migliore.

Grazie a te, Carla Introzzi, operaia metalmeccanica del Consiglio di Fabbrica della Sisme.

Beppe Livio, già Presidente Acli Como APS