Home » Laboratorio Sociale » Essere promotori sociali oggi

Essere promotori sociali oggi

Marzo 2026

La povertà non si cura (solo) con i sussidi: “In Italia le politiche contro la povertà vivono un paradosso. Misure economiche, piattaforme digitali, Caf, sportelli comunali, centri per l’impiego, reti di Terzo settore: gli “ingredienti” non mancano nonostante difetti d’impostazione e limiti delle risorse finanziarie a disposizione. Ma non arrivano sempre a chi ne ha più bisogno. Una quota significativa di persone e famiglie fragili resta esclusa, non presenta domanda, non completa la procedura o si perde nei meandri burocratici.” Questo l’incipit di un articolo dell’economista Leonardo Becchetti pubblicato su “Avvenire” lo scorso mese di dicembre. Evidenzia un fenomeno poco conosciuto ma molto diffuso. In sostanza a fronte di una numerosa platea di possibilità di accesso a una rete di assistenza e di sussidi, una parte di possibili beneficiari non aderisce perché nella catena delle procedure manca un anello di congiungimento tra richiesta e offerta. Per questo compito l’economista individua una figura che definisce come “samaritani che si fanno prossimi, si prendono cura e costruiscono una relazione”

Oggi per accedere alle misure di sostegno occorre fare i conti con procedure complesse, necessità di strumenti informatici, documenti da reperire, moduli con linguaggi complicati, muoversi tra i vari sportelli, chiamare centralini che non rispondono o rimandano a messaggi precompilati….

Ecco allora lo spazio dove si può inserire il ruolo del “samaritano”: una figura capace di mettersi accanto alla persona fragile, comprenderne i bisogni, aiutarla a decifrare le opportunità, costruire con lei fiducia, motivazione, autostima.

In questa definizione mi sono sentito pienamente coinvolto nel compito che da alcuni anni mi sono assunto come “Promotore sociale” nei quartieri dove vivo e opero. Sono venuto a contatto con tante fragilità, tante situazioni di emarginazione e solitudine. Persone smarrite che non sanno bene come orientarsi nei meandri di una burocrazia fredda, distante spesso poco attenta agli “ultimi”.

Questo compito mi coinvolge e mi appassiona. Non è tanto questione di avviare e seguire delle pratiche ma piuttosto diventare persone di riferimento e di fiducia nei confronti di nostri fratelli meno fortunati.

Sono richiesti impegno e una responsabilità grandi ma così riesco a dare un senso a questa mia scelta di volontariato.

 

Gigi Arnaboldi, Promotore sociale AVAL Como