Il G(i)usto di fare le ACLI
Ottobre 2026
Il luogo fa lui stesso formazione e questo luogo armonico e ordinato ci introduce alle tematiche dense e piene di argomenti
Siamo nella valle dell'Aniene ci spostiamo tra i monasteri di Subiaco, Santa Scolastica, San Francesco o Sacro Speco.
Dopo il primo momento di accoglienza con la presentazione dei partecipanti provenienti da tutta Italia abbiamo iniziato con il primo argomento di confronto: "Il cambiamento d'epoca: elementi di analisi nel contesto attuale." Don Bruno Bignami prendendo spunto dall'enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas Ci porta a riflettere su temi attuali come ragionare sulla pace significhi cambiare i modelli relazionali.
Guerra, disuguaglianze economiche, concentrazione di potere, autorità squilibrate, crisi ecologica, ingiustizia dei poveri. L'umanità sembrerebbe irrecuperabile, tuttavia Papa Leone da una speranza con "La via di Neemia" cioè ognuno faccia la sua parte, ricostruiamo insieme facendo rete.
Siamo nella società della trasformazione dove la tecnologia ha preso piede facendoci credere che la rete, la relazione non siano necessarie e sono introdotti altri termini come algoritmi, profili ma questo porta a dei rischi:
- opacità e trasparenza
- armarsi e disarmarsi
- cultura della potenza e civiltà dell'amore.
"Quando dati e algoritmi incidono su erogazioni del credito, selezione del personale, accesso a servizi o opportunità è necessario che le decisioni siano comprensibili, contestabile e sottoposto a controllo, perché la persona non sia ridotta a profilo" (MH164)
L'opacità dei sistemi rischia di perpetuare pregiudizi, per cui serve "disarmare" l'intelligenza artificiale separando la potenza tecnica dal diritto di governare la vita collettiva, chiedendosi sempre quali logiche muovano davvero il potere. I dati, in quest'ottica, non sono proprietà privata ma bene comune, spazio di creatività condivisa.
"Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto. L’umanità ha strumenti molto più efficaci e capaci di promuovere la vita umana per affrontare i conflitti, come il dialogo, la diplomazia, il perdono. Il ricorso alla forza, alla violenza e alle armi testimonia una povertà relazionale che ha sempre conseguenze disastrose sulle popolazioni civili."(MH192)
Occorre sostenere legami sociali e comunitari come scelta di equilibrio contro l'isolamento, perché una mentalità puramente tecnocratica rischia di manipolare le persone in nome dell'efficienza, creando "esseri umani di seconda classe" al servizio di pochi che si ritengono superiori.
Se da un lato la tecnologia può alleggerire il carico lavorativo, dall'altro la corsa tecnologica rischia di soffocare la creatività umana. Va quindi tutelato il ruolo di chi crea e progetta, puntando su un lavoro sicuro, dignitoso e capace di custodire l'unicità di ciascuno.
La qualità di una civiltà si misura dalla cura che sa offrire.
L'essere umano non fiorisce nonostante i propri limiti, ma proprio attraverso di essi, perché il limite rivela il bisogno reciproco degli uni degli altri.
Infine l'educazione alla tecnologia: serve un'educazione consapevole all'uso dell'intelligenza artificiale, fondata su verità, lavoro e libertà, che insegni anche a scegliere quando non usarla.
Il filo conduttore che attraversa tutta la riflessione è chiaro: la tecnologia e l'IA non vanno né rifiutate né idolatrate, ma messe al servizio della persona, della comunità e della cura reciproca — riconoscendo che sono proprio i limiti, umani ed etici, a renderci davvero umani e a legarci gli uni agli altri.
La sessione prosegue con un momento di riflessione e verifica.
Il secondo giorno è stato dedicato all'intervento di Alessandra Morelli, già Delegata dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e oggi in pensione, che ci ha guidato con grande calore in una profonda riflessione sul tema "Abitare la terra: paure e speranze. Costruire un futuro solidale attraverso le sfide del nostro tempo multiculturale".
Alessandra ha aperto il suo intervento partendo da una considerazione fondamentale: l'assolutizzazione della propria identità è ciò che porta ai conflitti, i quali sono parte della nostra quotidianità. La guerra, ci ha spiegato, non è altro che l'annientamento del conflitto stesso. L'identità, al contrario, dovrebbe essere vissuta come qualcosa di fluido: un percorso in cui si prende coscienza di sé lasciandosi al tempo stesso influenzare e contaminare della cultura dell'altro da lei definito Meticciato.
Ha poi ripercorso un momento storico cruciale, quello successivo alla caduta del muro di Berlino e all'attentato alle Torri Gemelle, sottolineando come da allora la guerra sia diventata "preventiva" per l'incapacità di usare la diplomazia e le crisi abbiano assunto la forma di vere e proprie policrisi, ovvero crisi che si scatenano simultaneamente e che risultano tra loro interconnesse. Viviamo, secondo Alessandra, in quella che può essere definita l'era dell'impunità, un tempo in cui i diritti umani vengono sistematicamente calpestati.
Un passaggio centrale della sua riflessione ha riguardato il tema dell'accoglienza e dell'ospitalità, presenti in tutte le religioni monoteiste e non, e da lei definiti come un vero e proprio luogo sacro. È proprio da qui, ha affermato, che dobbiamo ripartire se vogliamo costruire pace e umanità. La governance della migrazione non è di parte (di destra o di sinistra) ma è LA PARTE da cui proviene tutta l'umanitá poiché tutti nasciamo dall'esperienza di migrazione e straniero. Un Paese che non accoglie, in fondo, non può dirsi realmente democratico. Occorre quindi trovare spazi in cui far incontrare la paura di chi arriva con la paura di chi accoglie, riconoscendo entrambe come legittime e come punto di partenza per un dialogo autentico.
La solidarietà, ha proseguito, non va confusa con il buonismo: essa rappresenta piuttosto la postura dell'esistenza permanente, una vera e propria vocazione, un motore che ripara e che va oltre l'assistenzialismo e la semplice filantropia.
Alessandra ha poi introdotto un concetto molto suggestivo, quello dello sguardo dal margine, definito come l'antidoto al potere che scarta il diverso. È nell'incontro con il limite dell'altro, e nella presa di coscienza che tale limite, se non giudicante, può trasformarsi in una possibilità di crescita, che si gioca gran parte di questa sfida.
Non è mancato un richiamo alla necessità di modificare il linguaggio: da un linguaggio "sciacallo", spesso utilizzato oggi nella comunicazione pubblica e mediatica, verso un linguaggio "giraffa", più capace di ascolto e di cura. La via della pace, ha concluso Alessandra, passa proprio attraverso la traduzione della cultura dell'altro facendola diventare nostra e attraverso l'ospitalità che siamo capaci di offrire, dentro di noi, al pensiero dell'altro.
La sessione continua con un laboratorio all'aperto nel giardino del convento di S.Francesco. La sera stessa Francesco è stato protagonista di uno spettacolo di Massimo Donati e Eva Martucci molto coinvolgente.
L'ultimo giorno abbiamo conversato sullo stile di fare le Acli, sul metodo di lavoro con ampi spazi di riflessione e confronto dai quali è emerso l'importanza dei luoghi in cui cu si è immersi in questi giorni.
Questa formazione ha rappresentato per noi un'importante occasione di crescita personale, che abbiamo voluto condividere anche in occasione dell'assemblea di Famiglie in Cammino. Riteniamo che il metodo di lavoro sperimentato durante il percorso formativo — basato su gruppi di confronto sui temi della partecipazione e della condivisione — sia particolarmente costruttivo e replicabile. Per questo motivo, auspichiamo che nello svolgimento dei vari progetti possano essere coinvolti tutti i membri dell'associazione, così da valorizzare il contributo di ciascuno e diffondere questo stesso approccio partecipativo.
Da questa esperienza abbiamo potuto toccare con mano le grandi potenzialità delle Acli, un patrimonio che purtroppo non trova ancora una piena espressione. Crediamo quindi che investire su momenti formativi come questo sia fondamentale per far emergere e valorizzare tali potenzialità anche a livello locale.
Paola Maule e Pinuccia Camagni, volontarie Circolo Acli Famiglie in Cammino
Recapiti ACLI Como
Via Brambilla 35, 22100 Como
Tel: 031 33 127 11
E-mail: como@acli.it
Orari
Lunedì - Venerdì
9.00 - 12.30 / 14.00 - 16.00
Si riceve su appuntamento












