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Magnificat Humanitas: la nuova Enciclica di Papa Leone XIV

Giugno 2026

La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas  è stata firmata il 15 maggio 2026 , in occasione del 135esimo anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, al cui spirito e impianto si rifà esplicitamente:  “Se a suo tempo Leone XIII parlava di “nuove questioni”, oggi non possiamo semplicemente ripetere i suoi preziosi insegnamenti, ma dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica», scrive il Pontefice.

Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”, né “di per sé un male”. Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo del Pontefice a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare”.

Il tema dell’enciclica, infatti, non è l’Intelligenza Artificiale (IA) in se stessa, ma la dignità della persona nel tempo segnato anche dall’IA.

È evidente che il testo dovrà essere studiato con attenzione, cercando di favorirne il recepimento e di farne anche oggetto di dialogo e riflessione comune con coloro che non si identificano con la posizione della Chiesa cattolica ma sono sinceramente interessati alla tutela e alla promozione della dignità della persona umana.

Nello stesso tempo, possiamo evidenziare quelli che sono i temi salienti dell’enciclica che incontrano il cammino che le ACLI in questi anni hanno svolto per tenere insieme l’impegno per la giustizia sociale e quello per la pace.

L’enciclica mette in evidenza i tre nodi fondamentali che possono rendere problematico il diffondersi dell’IA rispetto alla dignità della persona umana: il problema della   verità , ossia la possibilità che IA e piattaforme digitali possano moltiplicare disinformazione, odio, polarizzazione, indebolendo la democrazia.; la diffusione dell’odio , ossia il rischio di aumentare disoccupazione, precarietà, disuguaglianze tra pochi iperqualificati e molti lavoratori sostituibili; la possibile nascita di nuove schiavitù derivanti dallo sfruttamento di lavoratori invisibili, bambini nelle miniere, vittime di tratta controllate attraverso strumenti tecnologici, colonialismo dei dati.

In questo senso l’IA deve essere “disarmata”, ossia liberata da quelle logiche che ne fanno uno strumento di dominio, esclusione e morte, e messa al servizio del bene comune, senza separare le decisioni in materia sociale e politica dalla coscienza, dalla responsabilità e dallo spirito critico, che l’uso sconsiderato della tecnologia può indebolire.

In modo esplicito, l’enciclica afferma che non basta regolare la tecnologia: va sottratta ai monopoli, resa trasparente e contestabile, cioè “abitabile” da più soggetti. E soprattutto, va impedito che l’AI diventi uno strumento di dominio economico, politico militare di pochi.

E’ in questo senso che si pone il problema del lavoro: come la Rerum novarum cercava di leggere gli effetti della rivoluzione industriale sulla vita concreta delle persone, “Magnifica humanitas” prova a fare lo stesso con la rivoluzione digitale. Il lavoro, in questa visione, non è soltanto produzione economica o prestazione da ottimizzare, ma uno spazio attraverso cui la persona esprime dignità, responsabilità e partecipazione alla vita sociale. Per questo, se l’intelligenza artificiale finisce per ridurre il lavoratore a funzione misurabile, controllabile e sostituibile, il problema non è soltanto economico o tecnologico, ma diventa una questione sociale, politica e profondamente umana.

Sul tema della pace il Papa è nettissimo, ed afferma che oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto, utilizzando strumenti molto più efficaci e capaci di promuovere la vita umana per affrontare i conflitti, come il dialogo, la diplomazia, il perdono. Il ricorso alla forza, alla violenza e alle armi testimonia una povertà relazionale che ha sempre conseguenze disastrose sulle popolazioni civili

Il Papa richiama un altro disarmo: quello delle parole, dei pensieri e degli atteggiamenti violenti che inevitabilmente diventano anche comportamenti violenti e generano malessere e disordine nella comunità civile anche a livello globale. Questo richiede uno sforzo comune che richiami soprattutto i credenti alla responsabilità verso il mondo, per essere capaci di farsi carico dei problemi del mondo contemporaneo, secondo l’accorato appello formulato da papa.

Leone XIV chiede collaboratori: persone, cioè, che siano in grado di dare senso e significato alle indicazioni dell’enciclica calandole nella realtà quotidiana, interpretandole, dando loro la veste di una battaglia sociale, sindacale, politica.

Per questo anche le ACLI e gli aclisti si sentono interpellati e chiamati in causa.

 

Marina Consonno, Presidente Acli Como Aps