Referendum costituzionale sulla giustizia
Febbraio 2026
La riforma, approvata definitivamente dal Senato il 30 ottobre 2025 e votata in parlamento dalla sola maggioranza del governo, non avendo raggiunto la quota dei due terzi necessari, ha visto la necessità del passaggio, previsto dalla Costituzione, di dare la parola direttamente ai cittadini attraverso l’uso dello strumento referendario.
Prossimamente, il Referendum Giustizia 2026 chiamerà pertanto i cittadini ad esprimersi su una riforma costituzionale che incide sull’organizzazione della magistratura introducendo in primis, ma non solo, la separazione delle carriere, cioè la divisione tra le carriere dei magistrati giudicanti (i giudici) e quelli requirenti (i pubblici ministeri) e l’autogoverno della magistratura, con conseguente modifica della struttura e dell’ elezione di due CSM distinti (Consiglio Superiore della Magistratura), competenti rispettivamente per la carriera giudicante e per quella requirente.
Un ulteriore elemento della riforma è l’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale chiamata a decidere sulle responsabilità disciplinari dei magistrati, introducendo un organo dedicato distinto dai Consigli Superiori.
Uno dei profili più discussi e controversi della riforma riguarda il ricorso al sorteggio, che interviene su un sistema tradizionalmente fondato sul voto e sulla rappresentanza organizzata, mettendo in discussione quindi non l’autonomia o la composizione dell’organo, ma le modalità di selezione dei suoi componenti.
Il voto referendario, quindi, non riguarda una singola misura isolata, ma un complesso di norme che ridefiniscono l’organizzazione interna della magistratura, lasciando invariati i principi di autonomia e indipendenza, ma intervenendo sulle modalità con cui tali principi vengono attuati.
Il 10 gennaio scorso, le ACLI Nazionali insieme ad altre associazioni contrari alla riforma, hanno costituito il comitato “Società civile per il NO” avendo come slogan “Vota NO per difendere giustizia, Costituzione, democrazia”, sostenendo che con la vittoria del referendum, l'indipendenza della magistratura, garanzia per i cittadini, verrebbe indebolita, il CSM frammentato e meno efficace, la separazione delle carriere non porterebbe efficienza ma altererebbe gli equilibri di potere, e la nuova Corte disciplinare sarebbe più vulnerabile alle pressioni politiche, minando la democrazia e lo Stato di diritto. Il comitato è presieduto da Giovanni Bachelet e da personalità di spicco come Rosy Bindi, Maurizio Landini, Gianfranco Pagliarulo, Giorgio Parisi e Benedetta Tobagi e il nostro Presidente Emiliano Manfredonia, confermando l’impegno anche delle ACLI a favore della partecipazione democratica e della piena tutela dei principi costituzionali, per difendere l’equilibrio dei poteri, la garanzia dei diritti e la qualità della giustizia per tutte e tutti.
Le Acli di Como, come già ribadito durante il Consiglio Provinciale del 9.12.25, ritengono importante richiamare l’attenzione sulla necessità di rafforzare la partecipazione civica e politica dei cittadini al fine di non sottrarsi al proprio ruolo nella
Come sempre nel nostro stile, non vogliamo alimentare contrapposizioni né semplificazioni. Crediamo che la strada giusta sia quella dell’informazione, dell’ascolto e del confronto. Invitiamo tutte e tutti a informarsi, a partecipare al dibattito e a recarsi alle urne con consapevolezza, oltre le logiche polarizzanti che stanno segnando questa campagna.
A tale scopo e in continuità con alcuni momenti già avviati con altre associazioni, l’impegno delle Acli di Como si rivolgerà alla promozione di percorsi di riflessioni e approfondimenti sulla conoscenza e sui contenuti della riforma, nonché sugli effetti e ricadute sul sistema giudiziario e sui diritti dei cittadini , offrendo così elementi utili per una scelta meglio documentata e pensata.
Marina Consonno, Presidente ACLI COMO APS
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