Laboratorio Sociale 17 Dicembre 2019

Laboratorio sociale n.10 dicembre 2019

I CATTOLICI SONO NECESSARI ALLA BUONA POLITICA

Non c’è spazio per fare un partito di soli cattolici però ci sono tutte le condizioni perché la presenza dei cattolici in politica sia autorevole e forte. Un bisogno di elaborazione culturale teso ad incarnare nei nostri tempi di crisi e di continui cambiamenti alcuni valori validi perla democrazia e per l’Europa unita che vogliamo.

Ha fatto rumore l’intervista rilasciata dal Cardinal Ruini al Corriere della Sera del 3/11/2019 in cui l’ex Presidente della CEI ha di fatto “aperto alla Lega” dicendo: “Non condivido l’immagine tutta negativa del leader della Lega: ha notevoli prospettive davanti a sè, però deve maturare sotto vari aspetti” e ribadendo che “non è questo il tempo di dar vita ad un partito di cattolici”. Credo che si possa giudicare in diversi modi l’intervista del Cardinale, disapprovarla o meno, ma certo è il fatto che ponga questioni culturali, ecclesiali e politiche su cui vale la pena ragionare.

La prima è che ancora una volta traspare una tradizione ecclesiale clericale e verticistica secondo cui la situazione politica attuale necessiti un intervento chiaramente istituzionale, della gerarchia cattolica. Una stagione già vissuta tra il 1994 e il 2006 in cui il Cardinal Ruini (allora Presidente della CEI) tesseva la tela di un’intesa strategica con il centro destra di Berlusconi. Una strategia che sottintende una radicata sfiducia verso le capacità dei credenti laici, associati o non, di elaborazione culturale e conseguentemente di mediazione civile. Invece la cura del bene comune non può che passare dal metodo della “mediazione culturale” che, come ci ricordava Lazzati, “significa avere la forza di non perdere la fiducia di arrivare al fine, ma di lavorare a poco a poco, per guadagnare giorno per giorno un passettino”. Strumento principe della mediazione culturale è il dialogo, il saper costruire ponti, la capacità di ascoltare e parlare con gli altri, senza alimentare rabbia e paura, ma alimentando realismo e speranza. Il contrario di quello cui stiamo assistendo ormai da tempo nello scenario politico.

Altra questione che traspare dall’intervista è la considerazione della marginalità o della scarsa importanza di tutta una serie di problematiche (vedi ad esempio l’immigrazione) poiché, agli occhi di questa impostazione, ci sarebbero alcuni valori più decisivi e determinanti. Quindi su una serie di argomenti si può e si deve mediare su altri “non si può negoziare”. Allora si può dialogare con Salvini poiché gli aspetti più brutali della sua propaganda non toccano temi cruciali. Un approccio questo che sottovaluta fortemente tutti gli aspetti del metodo democratico e tutte le modalità di fare politica che sono bagaglio del populismo e delle “destre”: l’evocazione della violenza e dell’odio come simbolo, la divisione schematica della società in due (“noi” e “loro”) , la furbesca abitudine a lanciare il sasso e nascondere la mano e così via.

La terza questione posta dall’intervista è l’opinione per cui l’area di sinistra sia strutturalmente più lontana della destra dalla possibilità di essere influenzata dall’azione ecclesiastica poiché pericolosamente aperta verso l’individualismo ed un relativismo tipico della deriva sociale. Valutazione questa che indubbiamente ha qualche elemento di realismo ma ancora una volta sottovaluta le questioni della vita sociale ed economica, della distribuzione del reddito, dell’eguaglianza o meno, delle opportunità che restano importanti e fondamentali per il futuro prossimo. Sarà pur vero che, come dimostrano i dati di un recente sondaggio Ipsos, la Lega si afferma come il partito più votato tra i cattolici (32,7%) ma e altrettanto vero che il Pd ottiene tra i praticanti assidui il 26,9%.

E’ di notevole interesse anche il fatto che prima dell’intervista rilasciata dal Cardinal Ruini sia stato promosso dagli economisti, Stefano Zamagni e Leonardo Becchetti, il manifesto “Per la costruzione di un nuovo soggetto politico democratico e popolare” in cui si afferma che “Le municipalità, i corpi intermedi e le associazioni- strumenti di solidarietà e generatori di relazioni e dialogo civile- rivestono un ruolo fondamentale per ricostruire a “coesione sociale”. E più avanti “Sovranismi e populismi sono risposte alla paura, non ai problemi”.  Per quel che ci riguarda più da vicino, come credenti laici associati, è indubbio che durante il governo giallo-verde l’attacco ai corpi intermedi è stato pesante (basta pensare al caso delle ONG). Detto questo i corpi intermedi vanno difesi non solo in sé come soggetti ma soprattutto come modello di società. Noi immaginiamo una società dove i corpi intermedi hanno anche un ruolo di rappresentanza: chi invece pensa che lo spazio pubblico debba essere occupato solo da un leader o da una moltitudine di individui è lontano dal nostro sentire.

Non c’è spazio per fare un partito di soli cattolici però ci sono tutte le condizioni perché la presenza dei cattolici in politica sia autorevole e forte. Un bisogno di elaborazione culturale teso ad incarnare nei nostri tempi di crisi e di continui cambiamenti alcuni valori validi perla democrazia e per l’Europa unita che vogliamo.

Con una accortezza; diceva Sant’Ignazio di Antiochia “è meglio essere cristiani senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”, l’essere cattolico ha a che fare con la concretezza e con il pragmatismo di chi entra nei problemi per affrontarli e risolverli. Il cattolicesimo non è astratto né praticone e poco ha a che fare con il simbolismo ed il marketing.

Franco Fragolino, Consigliere Provinciale ACLI COMO