Laboratorio Sociale 17 Dicembre 2019

Laboratorio sociale n.10 dicembre 2019

PELLEGRINAGGIO DELLE ACLI IN TERRASANTA

Un viaggio in genere ti porta altrove, la Terra Santa ti riporta a casa.

Abbiamo partecipato lo scorso novembre al pellegrinaggio ufficiale degli aclisti in Terra Santa, viaggio organizzato all’interno degli eventi per i 75 anni della fondazione della nostra associazione ACLI.

Cinque giorni intensi, ricchi di visite, di momenti di preghiera e anche di incontri personali.

Abbiamo affrontato questo viaggio come un tragitto che ci ha ricondotti alla radice della nostra fede, che trasforma la parola in immagini, luoghi e volti.

La storia di questo territorio si è resa leggibile sin da subito nella vita quotidiana: la strada 433 che collega l’aeroporto di Tel Aviv con Gerusalemme, percorsa al giorno dell’arrivo con la luce del tramonto, è stata suggestiva come il racconto che porta con sé. Un passaggio obbligato tra il territorio palestinese e israeliano, quasi una galleria, tanto sono possenti i muri che la costeggiano.

Muri, muri, chilometri di muri…, e check -point, come a Betlemme, luogo della nascita di Gesù. Stridente questa immagine che ci ha accompagnati per tutto il nostro viaggio, a significare quanto sia ancora stretta la via della pace.

Andare al cuore dell’esperienza cristiana è stato l’obiettivo del nostro pellegrinaggio.

Verso il Wadi el-Quelt, abbiamo riscoperto l’importanza del monachesimo nella storia non solo della fede, ma della nostra civiltà.  Da lì, abbiamo raggiunto a piedi Gerico, la città più antica del mondo, attraversando il deserto di Giuda, a piedi, in un’esperienza emozionante di silenzio e contemplazione, con la possibilità di vedere le abitazioni dei beduini in una povertà di pastorizia.

Grande sensazione l’immergersi nei profumi e nei colori del quartiere vecchio di Gerusalemme, dove la luce del mattino sulla cupola d’oro, il terzo luogo più sacro per gli islamici, riflette il sole che illumina la città santa. Tutto ci è apparso come un miracolo che si rinnova ogni giorno, mentre la spianata del tempio è stata vissuta invece come il simbolo di una città che trascende la propria dimensione.

Ebrei e musulmani, a pochi metri, pregano nei luoghi più sacri della fede come in equilibrio fra cielo e terra. E ancora qualche metro più in là la Via Dolorosa, fino alla basilica del Santo Sepolcro, morte e resurrezione di Gesù, il mistero della nostra fede, dove purtroppo si rende difficile trovare momenti di raccoglimento personale, nella mescolanza di pellegrini, curiosi, visitatori in continuo movimento.

Suggestiva la visita allo Yad Vashem, il memoriale dell’olocausto, dove la memoria dello sterminio degli ebrei è fatta di un archivio circolare immerso nella penombra e di un cono di fotografie che si alza verso la luce. E di tanto silenzio. L’avvolgente sequenza di scaffali dove hanno trovato spazio le schede di ciascuno, milioni… ma non tutti…. In ognuna un nome e una storia, oltre alle foto si riflettono in basso, in un pozzo scavato nella roccia: i volti sembrano dissolversi quando l’acqua tremola, ma basta alzare lo sguardo e si ritrovano tutti, uno per uno, nitidi, incancellabili.

Volti e nomi che interrogano la storia, incapace di trovare una risposta all’accaduto, e che ci obbligano a fare memoria perché quanto successo non debba più ripetersi!

Il nostro accompagnatore spirituale, Don Giovanni Nicolini, è riuscito a farci vivere le celebrazioni eucaristiche quotidiane con grande raccoglimento e intensità, riscoprendo il Vangelo come aiuola che ha prodotto bellissimi fiori: uno è di certo la Cattedrale anglicana di San Giorgio, dove abbiamo celebrato la prima Eucarestia del nostro viaggio in comunione con i nostri fratelli nella fede. La celebrazione dell’Eucarestia al Romitaggio ci ha aiutato a comprendere la forza dell’amore di Dio prima di scendere alla basilica che custodisce la pietra dove “il suo sudore si trasformò in grandi gocce di sangue”.

Sospesi nel tempo e nello spazio, abbiamo fatto per un giorno memoria dell’amore di Dio: al Dominus flevit sul Monte degli Ulivi, in cui si ricorda il pianto di Gesù davanti alla Città Santa e poi nel Getsemani.

Importanti e irrinunciabili gli incontri che si sono intervallati: quello con Padre David Neuhaus vicario del Patriarcato latino per i cattolici di lingua ebraica, che ci ha trasmesso la ricchezza del suo vissuto, con il superamento delle difficoltà di coesistenza sia familiari che interreligiose.

Significativa la visita a Betlemme al Caritas Baby Hospital, unico ospedale pediatrico dei palestinesi, sostenuto dalla Caritas internazionale e da offerte di pellegrini e l’incontro con esponenti dei Parent’s Circle, l’associazione di genitori palestinesi ed ebrei che hanno avuto un figlio vittima del conflitto.

In successione, abbiamo avuto anche la fortuna di essere accolti da Mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, che ci ha illustrato attraverso alcuni dati, la fatica del suo lavoro richiedendo preghiere e sostegno.

Infine, emozionante l’Eucarestia nella chiesa melchita e l’incontro con Maria Chiara Ferrari, piccola sorella di Gesù, da anni a Gerusalemme accanto alle persone più in difficoltà, toccante quadro di fede e impegno che hanno chiuso il nostro pellegrinaggio in Terra Santa.

Ad ogni angolo, la Città Santa racconta la storia di mondi che si incontrano e si incrociano, in una scala di grigi che rende questa terra indimenticabile.

Una terra, però, dove l’odio e la confusione rischiano di soffocare la bellezza.

Una terra di trascendenze dove cielo e terra si avvicinano e sembrano fondersi al tramonto di ogni giornata.

Una terra di contesa che non trova pace in cui la convivenza tra i popoli è ancora lontana. La terra delle radici della nostra fede, delle nostre identità.

E’ questo l’arricchimento che ci portiamo a casa.

Marina Consonno, membro presidenza ACLI COMO